Archivio di gennaio, 2010

Scelte di campo

31 gennaio 2010 di Simone Femia

Commento tratto da Avvenire del 30.01.2010

Avvenire 30.01.10

PRIMO BILANCIO DELLE SCELTE DI ALLENZA PER LE REGIONALI
Se nell’Udc il gioco prevale sulla fisionomia valoriale

Mentre si stanno riem­piendo le ultime caselle delle candidature regionali, si può tentare un primo bilancio del comportamento delle diverse formazioni politiche. Una premessa necessaria è che elezioni suddivise in tredici sfide diverse, in situazioni nelle quali i rapporti di forza locali contano più di quelli nazionali, favoriscono chi può giocare con maggiore flessibilità sul sistema di alleanze. Un altro punto di riferimento sta nell’esperienza del passato, quando le regionali hanno sempre rappresentato (e non solo in Italia) una ‘sanzione’ piuttosto severa per la coalizione in quel momento al governo. Dieci anni fa Massimo D’Alema si dimise da premier per l’esito sfavorevole al centrosinistra della consultazione nelle Regioni (su cui, per la verità, aveva scommesso la poltrona). Cinque anni fa il centrodestra fu battuto ovunque, tranne che nel Lombardo-Veneto.
Da allora il quadro politico è mutato, con la messa alla porta nel 2008 dell’Udc dalla coalizione di centrodestra e con l’esclusione, in quella stessa circostanza, dell’estrema sinistra dall’alleanza guidata dai democratici. Questa volta, quindi, non ci sarà una sfida generalizzata tra coalizioni locali identiche a quelle nazionali, come nei due casi precedenti, il che ha messo alla prova la capacità di costruzione di sistemi di alleanza più articolati. Obiettivamente questa situazione offriva un’occasione difficilmente ripetibile all’Udc che, collocandosi al centro e fuori dai due schieramenti poteva massimizzare il suo potere di coalizione senza essere costretta a intese globali e subalterne. D’altra parte la capacità dei centristi di raccogliere consensi più ampi nel voto locale rispetto a quello nazionale conferiva una certa base concreta all’aspirazione di Pier Ferdinando Casini di esercitare una significativa centralità politica.
Questo obiettivo, a conti fatti, pare però sia stato gestito puntando più a un risultato numerico atteso (e naturalmente non garantito) che all’affermazione di un’autonomia politica basata su valori esplicitamente proclamati.
L’esasperazione della polemica con la Lega Nord – peraltro ampiamente ricambiata – ha portato l’Udc a scelte contraddittorie. Come quella di schierarsi, fianco a fianco con i radicali di Pannella e Bonino, a sostegno della continuità di esperienze – a cominciare da quella della giunta piemontese guidata da Mercedes Bresso – contro cui negli ultimi anni i centristi avevano condotto battaglie asperrime a causa del loro orientamento laicista e lassista sulle questioni eticamente sensibili (dall’aborto all’eutanasia passiva).
Nello slogan ‘costantiniano’ di Casini ‘con noi si vince’, l’accento posto sull’utilitarismo della vittoria rischia in qualche caso di indebolire il segno identitario del ‘noi’, la visibilità di un’ispirazione cristiana pur ufficialmente esibita, il che può essere pericoloso soprattutto in zone, come quelle settentrionali, nelle quali quello per l’Udc è soprattutto un voto di opinione, non appoggiato, come invece accade in alcune aree meridionali, su una rete di presenze amministrative.
I bilanci, naturalmente, si faranno a urne chiuse, ma non pare che la maggioranza di governo possa temere un voto di ‘sanzione’ simile a quello patito cinque anni fa (o come quello che ha subito la maggioranza gaullista in Francia o, a suo tempo, quella socialdemocratica in Germania).
L’articolazione del voto consentirà a tutti, come al solito, di proclamarsi vincitori, ma solo un esito oggi del tutto imprevedibile potrebbe mettere in discussione un quadro politico generale che appare tutto sommato piuttosto solido.

SERGIO SOAVE

Categoria: Ultime news | No Commenti »

Candidature e valori

21 gennaio 2010 di Simone Femia

Leggendo Avvenire del 19 gennaio 2010 , ho trovato interessante l’articolo di Massimo Introvigne, docente e direttore  CESNUR  (Centro Studi sulle Nuove Religioni), oggi la maggiore istituzione europea nel settore degli studi sulle minoranze religiose.

Il filosofo introduce il suo ultimo libro “Il simbolo ritrovato”, edito da Piemme, come risposta all’ultimo romanzo di Dan Brown “Il Simbolo peeduto”.

ecco il collegamento all’Articolo di Avvenire del 19.01.2010

Massoni e Cattolici

Tuttavia nel conoscere chi è Massimo Introvigne, mi sono imbattuto nel suo sito e ho trovato interessante la sua riflessione sulle candidatura di Mercedes Bresso alla Presidenza della Regione Piemonte alle prossime regionali.

Ecco il testo

L’attuale presidentessa della Regione Piemonte, candidata alla riconferma, offre il raro esempio di una vita tutta consacrata al servizio di quel processo di negazione teorica e pratica delle verità naturali e cristiane che la scuola cattolica contro-rivoluzionaria chiama Rivoluzione. Da questo punto di vista, l’esempio è da manuale e il rilievo del personaggio è nazionale.

“Non sono interessata a partecipare a questa corsa per accreditarsi verso il mondo cattolico. Non sono credente e non ho cambiato idea. Se mai decidessi di convertirmi, ma lo escludo, non abbraccerei certo la religione cattolica. Diventerei valdese, Perché i Valdesi hanno il senso della differenza tra fede e morale religiosa e il ruolo dello Stato. Fede e morale religiosa sono un fatto privato”. Sono affermazioni di Mercedes Bresso, candidata alla riconferma alla presidenza della Regione Piemonte, in una famosa intervista a La Stampa del 30 settembre 2005. “Ero seria, non era una provocazione”, ha confermato la Bresso – con riferimento alla battuta sui Valdesi – confessandosi al Corriere della Sera del 24 febbraio 2009.

L’anticlericalismo della “zarina”, come la chiamano a Torino per il piglio autoritario, viene da lontano. Da un’antica militanza radicale e dalla collaborazione con Emma Bonino quando quest’ultima – racconta la Bresso – “era vicepresidente del CISA, l’associazione che assicurava alle donne diritto all’aborto”: “con Franca Rame facemmo una dichiarazione di aborto. Fummo incriminate per autocalunnia” (intervista a Gay TV, 5.6.2009). Scelte confermate da una vita privata francamente rivelata nelle interviste: “Mi sono sposata due volte. Entrambe con rito civile” (ibid.). “Non ho figli perché non ne ho voluti. Sensi di colpa? Pas du tout” (Corriere della Sera, 16.4.2008).

Nonostante gli sforzi dell’UDC, il prodotto Bresso risulta invendibile a una Chiesa piemontese che non sembra davvero intenzionata a salire sulla Mercedes. Su tutti i temi che il Papa indica come “non negoziabili” – e che invita a far prevalere nelle scelte politiche su ogni altro argomento – le posizioni della Bresso sono antitetiche a quelle cattoliche. Radici cristiane, identità? No: “Stato laico come garanzia di una società sempre più multiculturale e multireligiosa. Su questo non sono disposta a transigere” (La Stampa, 30.9.2005). Come logica conseguenza, abolizione del Concordato: “I Patti Lateranensi?… Sì, sarebbe il momento di abolirli” (Corriere della Sera, 24.2.2009).

Aborto? Dalla vecchia militanza con Emma Bonino e Franca Rame, la Bresso è passata alla battaglia per la RU486. “La scelta della pillola abortiva rientra fra le opzioni previste da una legge dello Stato, la 194. Una soluzione dal punto di vista medico che permette alle donne di soffrire di meno” (La Stampa, 30.9.2005), dichiara la zarina, benché giuristi e medici smentiscano tutte e due queste affermazioni. E la Bresso non bada a spese (dei contribuenti) pur di promuovere la pillola che uccide, senza ricovero ospedaliero: “Sono contraria all’obbligo di ospedalizzazione, una volta assunta la pillola abortiva Ru486, per le donne che decidono di interrompere la gravidanza. Sono convinta che, sotto il profilo etico, non ci siano differenze tra l’interruzione di gravidanza terapeutica e quella farmacologica. Da questo punto di vista, un eventuale aggravio di costi per la Regione è del tutto indifferente” (dichiarazione del 6.8.2009, sul suo sito).

Caso Eluana? A suo tempo la Bresso si è offerta per farle sospendere l’alimentazione e l’idratazione in Piemonte: “Ovviamente saranno utilizzate strutture pubbliche perché quelle private sono sotto scacco del ministro [Sacconi]” (La Stampa, 20.1.2009). “Tutti sappiamo che la vita di Eluana è artificiale. Si sostiene che alimentazione e idratazione non sono trattamenti medici e questo è un falso” (L’Unità, 23.1.2009). E alle critiche del cardinale arcivescovo di Torino Severino Poletto ha risposto: “A Poletto, che richiama i medici cattolici alla obiezione di coscienza, chiedo: quale è la differenza tra l’Italia di oggi e gli stati clericali, come quello degli Ayatollah?” (Repubblica, 22.1.2009).

“Il disporre della propria vita e della propria morte rappresenta un diritto di libertà assoluto per l’individuo” (appello della sorella della zarina, Paola Bresso, condiviso e diffuso sul proprio sito dalla presidente il 4.3.2009). Le posizioni del centro-destra e della Chiesa sono liquidate come “assurdità e “sciocchezze” perché Eluana fa parte di una “coorte crescente di persone che non sono più né vive né morte e che in qualche modo trascinano i vivi con sé verso la morte, verso la disperazione” (video diffuso sul sito, 22.4.2009).

Famiglia? “Era seria quando ha detto che il gay pride vale una processione religiosa?

«Possono essere entrambe manifestazioni di orgoglio identitario»” (Corriere della Sera, 24.2.2009). A La Stampa la Bresso dichiara che per le coppie omosessuali “per quanto riguarda la Regione ci muoveremo per garantire pari opportunità a tutti i cittadini e per combattere ogni discriminazione” (30.9.2005). Che cosa questo significhi davvero lo rivela al canale omosessuale Gay TV: “Per il momento [corsivo mio] credo si debba introdurre un provvedimento simile al Pacs che garantisca diritti veri. In prospettiva, compatibilmente con il necessario cambiamento culturale, credo che si debba pensare ad un riconoscimento vero e proprio come il matrimonio” (5.6.2009).

No, la Chiesa non salirà sulla Mercedes. Del resto, la Mercedes non la vuole. La Chiesa – si legge nell’appello redatto dalla sorellina Paola, sottoscritto e diffuso dalla Bresso il 4 marzo 2009 – è un’istituzione che vuole “imporre agli altri il proprio punto di vista, chiamato anche «verità»”. La zarina lancia il suo appello contro la presunta “trasformazione del ruolo pubblico della religione in  offensiva politica da parte delle gerarchie ecclesiastiche” (ibid.). Cattolici: comprereste una Mercedes usata da questa signora?

Postilla: Qualche amico politicamente perplesso cui ho anticipato il testo mi ha risposto: “D’accordo. Ma il centro-destra non candida forse in Piemonte un esponente della Lega? E la Lega non è in contrasto con la Chiesa sull’immigrazione?”. A questa domanda sul piano dei principi per fortuna non devo rispondere io. Ha già risposto la Congregazione per la Dottrina della Fede, allora presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger, in una lettera ai vescovi degli Stati Uniti in occasione della campagna elettorale del 2004 (http://www.cesnur.org/2004/04_ratzinger.htm). Qui si contrapponevano democratici – quasi tutti abortisti, molti favorevoli all’eutanasia e molti contrari alla guerra in Iraq e alla pena di morte – e repubblicani, il cui partito era a maggioranza contro l’aborto e l’eutanasia ed era anche tutto favorevole alla guerra in Iraq e alla pena di morte. Superficialmente si sarebbero potute considerare le due posizioni dal punto di vista dei cattolici sullo stesso piano: il Papa (allora Giovanni Paolo II) era naturalmente contrario all’aborto e all’eutanasia ma era contrario anche alla guerra in Iraq e alla pena di morte. Ma sarebbe stato un errore, spiegava la Congregazione per la Dottrina della Fede, senza fare nomi di partiti ma enunciando i principi. Infatti “ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia”. Quelli in materia di vita e di famiglia sono “principi non negoziabili” e obbligatori in modo assoluto per tutti i cattolici. Il resto – che comprende questioni gravissime come la guerra e la pena di morte e dunque senz’altro l’atteggiamento sull’immigrazione – è materia “negoziabile” su cui “ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici”.

Questo per quanto riguarda il principio. Quanto al fatto, occorrerebbe studiare meglio il complessivo magistero della Chiesa in tema d’immigrazione, che non coincide con le dichiarazioni del tale o talaltro monsignore. Si dirà che il centro-destra avanza talora tesi scandalose come quella secondo cui sarebbe meglio aiutare gli immigrati a casa loro anziché farli venire in così gran numero da noi. Tesi come questa, forse? “La soluzione fondamentale [al problema dell'immigrazione] è che non ci sia più bisogno di emigrare, perché ci sono in Patria posti di lavoro sufficienti, un tessuto sociale sufficiente, così che nessuno abbia più bisogno di emigrare. Quindi, dobbiamo lavorare tutti per questo obiettivo, per uno sviluppo sociale che consenta di offrire ai cittadini lavoro ed un futuro nella terra d’origine”, anziché nella terra d’immigrazione. Solo che queste parole non sono di un esponente del centro-destra italiano. Sono di Benedetto XVI, 15 aprile 2008, sull’aereo che lo portava negli Stati Uniti.

Massimo Introvigne

Categoria: Ultime news | No Commenti »

Moschea e libertà religiosa

20 gennaio 2010 di Simone Femia

In questi ultimi mesi si sta discutendo molto su dove debba essere costruita la moschea a Genova e mai come in questi momenti le posizioni politiche si intrecciano inevitabilmente fino agli eccessi.

Certamente la decisione della giunta del Sindaco Marta Vincenzi di far costruire ai musulmani la loro moschea, delibera presa il 23 dicembre 2009 e non resa pubblica immediatamente, non mi pare che abbia seguito un metodo di trasparenza verso la cittadinanza.

Una giunta e un sindaco che declamano il dialogo e poi concretamente questa strada non viene praticata poichè le decisioni vengono prese senza essere pubblicate, non mi sembra che facciano una bella figura, dando prova contraria di quanto dicono.

Poi, ciò che più sta facendo infuriare gli animi del quartiere, è il fatto che sia stata concessa gratuitamente un’area comunale per 60 anni a una Fondazione islamica per la costruzione della moschea.

Il punto non è negare la possibilità di fare la moschea nel Comune di Genova; ma la questione verte sul fatto se sia necessario fare in quell’area comunale, in quel quartiere la moschea; nel momento in cui una parte dei cittadini protesta perché chiede più servizi, più vivibilità, quell’area potrebbe servire a soddisfare tali richieste.

Perché non soddisfare le esigenze dei cittadini ed aprire seriamente un tavolo di confronto sulle reali necessità del territorio e fare sì che la politica e i cittadini possano incontrarsi per il bene di tutti?

Preso atto dunque che il sindaco non si sia mosso in questo caso come avrebbe dovuto fare, tuttavia non posso negare come strumentale sia portata avanti la questione da talune forze politiche, in primis la Lega Nord, che nega a priori la possibilità di fare una moschea, fino ad appellarsi al referendum consultivo svizzero che ha negato la possibilità di costruire luoghi di culto musulmani nel Paese. Anche la posizione leghista è eccessiva e fuori luogo. L’idea poi di portare avanti il referendum per dire No alla moschea non ha senso, o quanto meno, ha una sua logica nel dire no ad un luogo di culto musulmano, ma con ciò inevitabilmente si vuole negare, come è stato fatto in Svizzera, la libertà religiosa.

Da una parte, a sinistra, c’è chi dichiara il dialogo e il buonismo e non lo mette in pratica, che apparentemente sostiene l’idea, non dichiarata, di libertà religiosa, ma se può, vorrebbe negare la libertà religiosa, relegando il culto nella sfera privata, in primis alla fede cattolica (si vedano gli attacchi , fatti di parole e azioni dimostrative, perpetrati dalla cultura da cui proviene l’attuale maggioranza di sinistra alla Chiesa, dal Papa fino ai laici credenti); dall’altra c’è chi, dietro la paura per il prossimo, si arrocca sulla propria presunta identità, additando tutti gli stranieri, facendone di un filo d’erba un fascio, delinquenti e terroristi.

Non è questo il mio metodo.

La moschea a Genova va fatta per dare la possibilità anche ai musulmani di pregare, di esprimere il loro intimo desiderio di Dio. Va garantito, da parte della comunità che costruirà e gestirà la moschea, che essa sia finanziata con soldi leciti, sia luogo di culto e non vengano svolte attività illegali.

Conseguentemente alla costruzione della moschea, siano smantellati gli appartamenti in Genova adibiti a luoghi di preghiera che ad oggi non garantiscono la sicurezza delle stesse persone che si recano a pregare e di poter monitorare con serenità le attività svolte all’interno della futura mosche, quale unico centro di preghiera; infine la necessità di costruire la moschea in luogo più adatto e facilmente raggiungibile da tutta la comunità musulmana.

SIMONE FEMIA

Categoria: Ultime news | No Commenti »