Archivio di novembre, 2011

Mobilità in Valpolcevera

30 novembre 2011 di Simone Femia

 

Lunedì pomeriggio 28 novembre 2011 si è tenuto un Consiglio monotematico nel Municipio V Valpolcevera sulla mobilità alla presenza dell’Assessore comunale, Simone Farello.

E’ stato un momento di confronto sulle prospettive della nostra vallata con un occhio sia sui grandi interventi infrastrutturali che toccheranno il nostro territorio sia a quelli di piccole e medie dimensioni che riguardano la quotidianità della vita dei cittadini.

L’Assessore Farrello non ha mancato di sottolineare la forte riduzione delle risorse per il TPL (trasporto pubblico locale) a seguito del taglio di risorse dallo Stato agli Enti Locali, tuttavia ha dato alcune risposte per la Valpolcevera in merito all’allungamento della metropolitana fino in via Canepari, visto che il Governo Monti ha dato alcune linee guida stabilendo che le opere con progetto definitivo abbiano le risorse per giungere al completamento dell’opera. Quindi qualcosa si dovrebbe muovere, nonostante non ci siano date di inizio o fine lavori.

Il parcheggio dell’Ex Area Fillea a Certosa dovrebbe essere rivisto nella strutturazione attuale dei posti auto, agevolando residenti da un lato, disco orario e sosta lunga come parcheggio di interscambio.

Sull’area dismessa delle FFSS della stazione di Pontedecimo il Comune si è reso disponibile per l’acquisto, ma ad oggi Ferrovie non ha dato segnali in tal senso di vendita. Sarebbe un peccato che FFSS non accettasse la proposta in vista da una parte di un guadagno economico e dall’altra di aumento degli introiti dovuti agli utenti che userebbero l’area per posteggiare e quindi la linea per raggiungere il centro.

Un’importante apertura si è avuta sulla disponibilità che il Comune collabori con il Municipio per risolvere le problematicità e le necessarie compensazioni per i lavori avviati del Terzo Valico che stanno interessando, in particolare, l’area di Fegino.

Infatti è questa una delle grandi opere che interessano il Municipio insieme all’inizio dei lavori del nodo Ferroviario genovese nel 2012 fino al 2016.

Questo ultimo comporterà la “metropolizzazione” dei treni FFSS, dando maggiore frequenza agli attuali convogli sulla linea. Nel periodo dei lavori le conseguenze concrete saranno la chiusura della linea tra la stazione di Rivarolo e quella di Sampierdarena e il passaggio dei treni nella zona Campasso. Tuttavia non è ancora chiaro quale piano il Comune da una parte con AMT e la Regione dall’altra vogliano mettere in campo per affrontare questo disagio che subirà il Municipio e i Comuni limitrofi a Genova.

Certamente c’è anche il nodo Gronda su cui è interessate riaprire il dossier sulla progettazione e sulle finalità dell’opera quando il Terzo Valico (corridoio europeo per merci e passeggeri) e il nodo ferroviario Ponente-Valpolcevera saranno completati. Perché se i dati su cui si è ragionati per la realizzazione della Gronda si basavano su uno scenario privi degli effetti delle due opere ferroviarie, si dovrebbe rivedere tutte le statistiche di traffico e mobilità proprio alla luce di questi due interventi e rivalutare lo scopo dell’opera autostradale.

Nonostante le grandi opere e i progetti in via di realizzazione, non mancano le criticità piccole o grandi che interessano il Municipio e che non ho mancato di sottolineare all’Assessore.

Partendo geograficamente da San Quirico, mancano la costruzione del marciapiede che porti alla nuova stazione e l’installazione del semaforo con passaggio pedonale a chiamata sui cui sono già intervenuto in passato.

A scendere all’altezza della chiesa del Serro, in Via San Quirico è necessario segnalare in maniera più chiara che è presente un pontino ferroviario che impedisce il passaggio degli autoarticolati, provocando dei rallentamenti alla circolazione. I “poveri” camionisti non adeguatamente avvisati pensano di passare, ma poi sono costretti a pericolose retromarce in via San Quirico per tornare sul ponte Barbieri a nord o verso l’autostrada se in zona Morigallo.

A Bolzaneto vige la sosta selvaggia nella via omonima con auto in doppia fila che ostacolano il passaggio della linea AMT 270, del 118, della Croce Bianca.

Nelle immissioni di via Custo e via Brea su via Pastorino non sono più rispettate le direzioni obbligatorie, causando ulteriori problemi ad un traffico già notevole in certe ore della giornata. In merito ho presentato un’interpellanza sul problema.

Il non rispetto della ZTL del CIV di Bolzaneto da parte dei cittadini non residenti e la mancanza di controlli da parte della polizia locale fanno sì che chiunque acceda con l’auto, rovinando la pavimentazione, già sollecitata dal passaggio non consentito.

Poi c’è la parte dell’area ex Compiano che rimane un “pianto” per i residenti e per i commercianti che chiedono più parcheggi per la sosta e la possibilità di recarsi a comprare. E’ necessario anche rivedere la strutturazione dei parcheggi a Bolzaneto perché non ha senso avere zona disco dopo l’ex Ospedale Pastorino in Via Faggioni e non invece in parte di via Bolzaneto, per esempio, permettendo un maggiore ricircolo delle auto.

L’altro problema irrisolto, di cui neanche l’Assessore regionale Vesco era pienamente consapevole quando venne in Municipio, è l’eliminazione del passaggio al livello del ponte San Francesco e la necessità di bypassarlo con un intervento su Via Bruzzo e zona del Prione.

A scendere geograficamente nel municipio. sia in via Teglia sia in via Celesia bisognerebbe rivedere il passaggio dei mezzi pesanti con container per evitarne il transito e, considerate le attività presenti in via Rivarolo, consentire di sfruttare i ponti ferroviari, ora non adeguatamente alti. Qua però la partita si fa difficile perché il Comune e la Regione dovrebbero farsi forti su FFSS e imporre un allargamento permettendo un accesso più adeguato e dunque liberando le viabilità ordinaria dai mezzi pesanti.

Quindi infine bisogna intervenire a Rivarolo sul nodo di Piazza Pallavicini che parzialmente rimane sollevato dalla nuova sponda destra, ma che rimane problema centrale di questa parte di territorio. Già il Piano Winkler prevedeva alcune proposte per la viabilità ed è l’ora di tirarle fuori dal cassetto, considerato che in questo ciclo amministrativo in chiusura 2007-2012 non è stato previsto nulla.

Durante l’intervento di lunedì ho toccato questi punti, alcuni dei quali condivisi già in maniera trasversale con altri consiglieri ed altri sono interventi che richiederanno anni e risorse per l’attuazione, non negandone la difficoltà per una rapida realizzazione; tuttavia è anche vero che altri piccoli interventi, qua richiamati, possono essere di facile attuazione se c’è la volontà politica di monitorare il territorio più adeguatamente, nonché un maggiore senso di civiltà da parte dei cittadini.


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Fare presto. Anche per un governo tecnico.

9 novembre 2011 di Simone Femia

Giunti al capolinea. Sì quello dell’onorevole Presidente Berlusconi che ha visto la sua maggioranza politica fermarsi a 308 deputati alla Camera ieri 8 novembre. Giorni concitati per il Palazzo, ma anche per la finanza italiana. Molti aspettavano un giudizio politico su questa maggioranza che andava avanti a colpi di fiducia e nel rincorrere i deputati perché fossero presenti al voto.

Una giornata importante quella di ieri che ha visto da una parte lo sfaldarsi di una maggioranza politica assoluta, ma dall’altra ha visto anche il senso della responsabilità delle opposizioni nell’astenersi e nel far approvare il Rendiconto generale dello Stato che, benché sia un documento che certifica la chiusura del bilancio dell’anno precedente, è un atto importante di politica economica che bisognava approvare.

Saggio è anche stato mantenere in piedi questo governo per avere i tempi di approvazione della legge di Stabilità (ex legge finanziaria) che determina come debbano essere gestite le risorse pubbliche e quali decisioni debbano essere prese per dare certezze e rilancio al nostro Paese. Il calendario parlamentare sembra chiaro ed entro il fine settimana sarà varata la manovra della finanza italiana.

Detto questo, mi preme sottolineare che l’Italia non è un paese paragonabile alla Grecia e che una certa lettura economica del nostro paese fosse volutamente negativa per il semplice motivo che al Governo ci fosse il presidente Berlusconi e non perché ci fossero dati oggettivi così gravi da certificare che l’Italia sia un paese prossimo al fallimento. Dispiace anche che ad assecondare questa tragica visione del nostro Paese ci sia messa una certa opposizione politica che, invece di difendere l’Italia dalle esternazioni talvolta infondate sull’economia italiana da parte di Commissari europei, portavoci vari e certa stampa europea, dà manforte a questa tesi per screditare il Paese in cui vive, non comprendendo che, invece di limitare a colpire il capo del Governo, colpisce e deride l’intero Paese.

E per questo che non tollero lezioni di politica economica dalla Francia, dalla Germania e del Financial Times quando, invece di indagare e criticare quei Paesi da cui è partita la crisi, pensano a speculare, fiancheggiati dai mercati azionari, sulla finanza italiana. Per questo ho condivido le parole del Presidente Casini che sia domenica sia il giorno delle risate Merkel-Sarkozy è stato l’unico leader dell’opposizione a dire che nessuno può permettersi dall’estero di deridere l’Italia.

Possiamo criticare il suo Premier, ma non il Paese!

Molti se ne sono dimenticati o fanno finta di non ricordare che:

  • la crisi finanziaria è nata negli Stati Uniti e ha colpito subito dopo la Gran Bretagna;

  • in questi due paesi sono fallite diverse banche, mentre in Italia non è fallita nessuna banca perché il nostro sistema bancario, essendo meno aperto all’estero, è rimasto più tutelato dai contraccolpi dei titoli derivati che hanno colpito molte banche europee;

  • il debito italiano, pur alto che sia, è principalmente interno e non dipende dall’estero;

  • la Francia e la Germania, le grandi signore, hanno le proprie banche nazionali piene di titoli di debito greci e non possono far fallire la Grecia, altrimenti i sistemi bancari franco-tedeschi salterebbero e con essi i due pilastri dell’Europa. Altresì ricordo che l’Italia sta aiutando, attraverso il fondo Salva Stati, la Grecia, quindi per una sua parte anche i francesi e i tedeschi;

  • se il debito italiano è alto, tanto più alto, ben di quasi quattro volte di più, il risparmio delle famiglie italiane: un rapporto 1:4 che il resto d’Europa ci invidia.

  • siamo il Paese con la più alta percentuale di famiglie proprietarie di case e meno indebitate sul lato dei mutui e carte di credito.

Ho voluto snocciolare alcuni dati le cui fonti sono la Banca d’Italia e la Commissione europea solo per dire che pensare che, saltato Silvio Berlusconi, i problemi spariscono, è fuori luogo, però è anche vero che il Paese non può essere dipinto peggio di quello che non è. Il nostro metro di giudizio sulla salute dell’Italia non possono essere certo i ristoranti e, come ha ricordato il senatore Pisanu (PdL), l’affollarsi delle mense della Caritas sono un dato preoccupante così come lo è il dato della cassa integrazione dei nostri operai, nonostante i timidi segnali di ripresa dell’export delle imprese italiane. Bisogna agire bene e in fretta per frenare la speculazione sui titoli di debito italiani il cui spread (indice che misura la differenza in punti con i Buoni del Tesoro tedeschi e quelli italiani e che determina l’interesse dei BOT italiani da pagare al compratore) sta salendo alle stelle per via di speculazioni finanziarie più o meno dipendenti dalla debolezza politica del momento.

Avviandomi alla conclusione auspico che, approvata la legge di stabilità, dalle consultazioni emerga la possibilità di un governo di transizione con ampia maggioranza che approvi quelle riforme economiche che questo triennio di governo Berlusconi non è riuscito a fare (perché nulla ha fatto di incisivo per i cittadini e per le imprese a differenza della legislatura 2001-2006), non solo quelle economiche, ma anche la riforma del sistema elettorale che preservi il bipolarismo con un sistema proporzionale maggioritario con preferenza.

Berlusconi lasci il passo a qualcuno più giovane nel suo partito, sia padre nobile del centro destra, assecondi la nascita di una maggioranza politica che comprenda quella parte moderata del paese, esclusa del governo da ormai 5 anni, e sia meno socialista e più liberale, proprio nell’ascoltare le opinioni altrui, smettendo di considerasi eterno. Nessuno è indispensabile.

Per quanto riguarda l’attuale opposizione stiamo certi che non farà grandi passi avanti e non avrà neanche i numeri per vincere perché se l’unica proposta che è riuscita a fare in questi tre anni è stata di gridare alle dimissioni (ancora sabato 5 novembre), in vista non c’è uno straccio di proposta economica e politica alternativa e, qualora vincesse, dovrebbe far approvare quelle riforme di liberalizzazione che l’Europa ci chiede, anche se non so quanta parte di una certa sinistra voglia accettarle (Si veda in tale senso il primo referendum che, ahimè, non riguardava solo l’acqua).

Alcide De Gasperi ricordava che con le consultazioni si entrava in una foresta da cui non facilmente se ne usciva. Spero che questa volta si possa trattare di una semplice passeggiata in giardino. Sì quella del Quirinale.

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Un’altra tragica alluvione

4 novembre 2011 di Simone Femia

Ad un anno e un mese esatto dall’ultima alluvione che ha colpito la delegazione di Sestri Ponente e la Media-Bassa Valpolcevera a Genova, ora a pagarne il prezzo dell’intensa pioggia caduta oggi è la Bassa Val Bisagno con Quezzi, San Fruttuoso e Marassi fino alla Foce. Una delle principali e tragiche differenze è che rispetto ad allora i morti sono finora 7 e si spera che non aumentino.

Il fatto che mi lascia un senso di rabbia interiore è che il recentissimo passato non ha insegnato nulla sulla nostra città. Ricordo solo la schietta discussione in Consiglio municipale dello scorso autunno a proposito della nostra zona.

Le cause che hanno portato alla morte, agli allagamenti e alla distruzione di ciò che le acque hanno trovato nel loro percorso, sono classificabili in due ambiti: quelle della natura e quelle dell’uomo.

Innanzitutto non nego che qualcosa sotto il profilo meteorologico sia cambiato, almeno in questo autunno: se parliamo con i nostri nonni non ci sono più quelle piogge moderate e continue che caratterizzavano il periodo autunnale. In Liguria non piove in maniera seria da settembre a parte qualche breve temporale e le recenti piogge torrenziali nel Levante ligure. Stupisce poi questo caldo di novembre di cui pensiamo di goderne beatamente e che invece dovrebbe preoccuparci come giusto quello che notavo ieri sera tornando a casa (stile tropicale).

Poi spaventa da una parte quanta acqua può cadere in così poco tempo (le cd “bombe d’acqua”) e dall’altra fa pensare invece cosa abbiamo fatto finora (poco) per pervenire quanto è successo.

Perché, in secondo luogo, anche il fattore umano fa la sua parte. La zona lungo il torrente Ferreggiano, che giace sotto l’omonima via (!) e che già nella primavera del 2010, alla vigilia delle elezioni regionali, fu oggetto di attenzione per la demolizione di alcuni edifici e la messa in sicurezza della zona, ha dimostrato che non è stato fatto a sufficienza per prevenire quanto è accaduto.

Dunque sono da verificare le responsabilità di cosa non ha funzionato nella zona e capire cosa a monte del torrente ha causato questa tragedia perché poi è anche da qui che nasce il tutto: se non tuteli a monte i versanti, con la conservazione del territorio, a partire dai terrazzamenti e dai boschi, basta una frana che devii il corso dell’acqua e ed ecco la tragedia. La natura si riprende ciò che gli è stato tolto e rioccupa gli spazi che aveva ed è inevitabile che se cementifichi ovunque e tappi i ruscelli che c’erano, questi, se ingrossati, si trovano altre vie dove sfogarsi. Perchè non è la natura impazzita, ma è l’uomo “ingordo” di territorio.

Si guardi al torrente Bisagno. Dalla stazione Brignole fino alla sua foce è coperto: ecco che se c’è troppa acqua e il letto si riduce, da qualche parte deve scaricarsi. Così si crea la “piscina” di Brignole e le “piccole” vasche date dai sottopassaggi, uno spettacolo indecente.

Allora, su quale ruolo gioca il fattore umano in tutto ciò, la risposta, all’interno di un amministrazione comunale, sta nel il Piano Urbanistico Comunale (P.U.C.), giusto oggetto di discussione in questo ciclo amministrativo; in questa sede bisogna verificare, modificare e abbattere ciò che ostacola il regolare deflusso delle acque.

E’ chiaro tanto ai politici quanto ai tecnici della pericolosità della Bassa Val Bisagno. Ma mancano le decisioni.

A tal proposito la Giunta, il Consiglio Comunale e i Municipi si assumano le responsabilità di fare quello che serve. Perché non abbattere i palazzi che ostacolano il corso del torrente Ferreggiano e dedicare parte dell’area del ex Mercato Ortofrutticolo di Corso Sardegna, che è in fase di nuova destinazione alla costruzione di residenze in cui possano trasferirsi persone che vivono negli edifici abbattuti?

Non vorrei trovarmi ancora qualche palazzo che ostacoli un torrente come l’edificio in Via Giotto a Sestri che è ancora lì perché il Comune e la Regione non sono ancora intervenuti nella demolizione e nel dare una valida alternativa a quei cittadini, nonostante ci siano le risorse.

Se tuttavia si facesse più prevenzione (ad esempio pulendo i torrenti e rivi che giusto in questi mesi passati erano belli asciutti) e le risorse fossero gestite in maniera più attenta con il taglio al superfluo, come qualche Notte Bianca e consulenza in meno, forse avremmo più mezzi per intervenire. Sarà certamente demagogia, ma è questo il punto: le risorse e la necessità di fare delle scelte anche impopolari, ma che nel medio e lungo periodo possano ripagare la salute di tutti i cittadini.

A nessuno fa piacere vedere gente portata via dalle acque delle strade in piena, ma nulla accade per caso. Le immagini viste alla TV e su interne non dovrebbero suscitare paura, ma solo indignazione perché quando tornerà la serenità sarà il tempo del calcolo delle vittime, dei danni, ma soprattutto di chi ha delle responsabilità in tutto. Tra queste quella di aver tenuto le scuole aperte, nonostante l’allerta fosse chiara. Tutto ciò a tempo debito.

Ora, in questo frangente di dolore e profonda amarezza di chi ha perso qualcuno o qualcosa, è solo il momento di rimboccarsi le maniche e ringraziare chi, per lavoro e per dovere morale, sta aiutando le persone delle zone colpite.

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