Elezioni Politiche 2018: verso la Terza Repubblica

Poco più di vent’anni fa, nel 1996, il celebre cantautore Giorgio Gaber con una sua canzone si domandava cosa fosse la destra e cosa fosse la sinistra distinguendo gli uni e gli altri dai gusti e dai gesti; oggi un altro cantante, il giovane rapper italiano, Ghali, con la canzone Cara Italia, si domanda cosa sia la destra e la sinistra. Ieri Gaber con ironia si domandava dove fossero finite le ideologie agli albori della Seconda Repubblica, oggi Ghali si domanda con curiosità e indifferenza quale significato abbiano destra-sinistra per un giovane nato dopo la caduta del Muro di Berlino, non avendo neanche respirato lui, come tanti altri giovani, le due grandi ideologie del Novecento (principalmente comunista da una parte e cristiano- socialdemocratica dall’altra).

L’esito delle elezioni del 4 marzo scorso sanciscono una frattura di cambiamento che proietta verso la Terza Repubblica, fotografando un nuovo modo di fare politica e verso nuovi principi ideologici.

In qualche modo già le elezioni presidenziali francesi nel 2017 avevano visto i grandi partiti di centro destra e sinistra in forte crisi, sconfitti alle elezioni dall’avanzata vittoriosa La République En Marche, guidato di Emmanuel Macron, movimento centrista, ideologicamente trasversale, e dal buon risultato della destra estrema, identitaria, del Front National di Marine Le Pen.

Anche in Italia si sono ripetute alcune dinamiche con dei doverosi distinguo. Il Movimento del Cinque Stelle è emerso come il primo partito in assoluto (32,68% dei voti espressi) e ha raccolto molti consensi per almeno due principali ragioni: da una parte ottiene i voti soprattutto tra la popolazione dei giovani elettori (fascia età 18-24 e 24-35; cfr.: www.youtrend.it) poiché è un movimento fuori dell’ideologie del Novecento e trasmette gran parte del proprio messaggio attraverso i social network di cui i giovani sono più avvezzi, dall’altra raccoglie un voto di protesta e di speranza: l’uno legato all’insoddisfazione di chi ha governato in questi ultimi 25 anni, l’altro invece dalla possibilità di uscire dall’indigenza, come risulta della proposta del Reddito di Cittadinanza che ha fatto breccia nel Sud e nell’Isole (con punte di 50% di consensi) in cui grava pesantemente la crisi economica e prosegue l’emigrazione dei giovani verso il Nord d’Italia e l’Estero (Cfr. Rapporto SVIMEZ 2017).

Il centro destra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia UDC) risulta la prima coalizione vincente pari al 37% dei voti e la Lega, con il 17,37% dei consensi a livello nazionale, ha superato Forza Italia, guidata da Silvio Berlusconi (14,01%). Da un lato il partito di Matteo Salvini, dopo aver dato una svolta nazionale ad un partito nato nel e per il Nord Italia, ottiene molti voti dai giovani, come il M5S, perché ha offerto una proposta identitaria forte (con una predilezione all’italianità), dall’altra emerge Forza Italia come un partito ostaggio di un leader sì sempre incisivo ma ormai incapace di dare un giovane ricambio generazionale al suo interno. Altresì, a conferma del superamento dell’ideologie, il partito Noi con l’Italia Udc è prova che, pur fregiandosi dello Scudo crociato, unico simbolo del Novecento politico ancora presente nell’arco parlamentare, ha ottenuto un magro 1,3% dei consensi, perdendo voti soprattutto nel bacino meridionale in cui era ancora molto forte.

Infine, il Partito democratico è il grande sconfitto di queste elezioni nazionali. Dopo il 40,8% dei consensi alla elezioni europee del 2014, il partito ha diminuito i propri consensi fino al 18,72% per due ragioni: da un parte si è affievolita la leadership di Matteo Renzi: il giovane leader apparso come l’homo novus della classe politica ha perso il proprio appeal con la sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Prima di allora il leader toscano proponeva un modello di Governo rassicurante e innovativo che ha saputo tenere testa alla ventata di novità del M5S, ma poi l’aver convogliato tutte le energie sul referendum, perdendo il polso dell’esigenze del Paese, l’ha delegittimato. Dall’altra il modello Renzi non ha giovato al Partito che, erede della tradizione comunista italiana, ha perso il contatto con la base dei suoi elettori storici, con la realtà di un mondo che è cambiato.

Un altro dato interessante, più trasversale e non meno importante, è la quasi assenza di deputati e senatori che si richiamino o provengano dall’alveo della dottrina sociale della Chiesa. Certo non sono le etichette a definire i politici cristiani, ma già dalla scorsa legislatura emergeva l’assenza di sentire di ispirazione cristiana che sappesse dare una visione diversa. In tal senso il lavoro per la formazione di una nuova classe politica è lungo e complesso, consapevoli che quel messaggio cristiano trova sì le sue radici e la sua Forza dall’Alto, ma deve sapersi incarnare nella quotidianità dell’uomo e accompagnare le domande e i bisogni più profondi (guadare dentro di sé per guardare il bene dell’altro, la dignità umana e il lavoro, la famiglia e il senso della comunità).

Nonostante il tripolarismo sancito dalle urne e nessun vincitore con maggioranza assoluta parlamentare, il 24 marzo sono stati eletti il presidenti del Senato e della Camera, rispettivamente Maria Elisabetta Alberti Casellati per FI, prima volta per una donna quale seconda carica dello Stato, e Roberto Fico per il M5S, prima volta per un eletto del movimento fondato dal comico Beppe Grillo.

L’alleanza trasversale che si è formata per l’elezione delle più alte cariche dello Stato potrebbe essere il preludio anche di un’alleanza politica tra i due vincitori: il centro destra a guida leghista e il M5S. Questa prospettiva potrebbe risultare una novità dopo più di vent’anni di bipolarismo, ma neanche troppo poco ortodossa se si guarda fuori dai confini dove in Germania sta proseguendo il modello di Grosse Koalition o alla Spagna dove i Popolari governano con l’astensione dei Socialisti.

Anche dall’Europa si guarda con attenzione alla nuova possibile alchimia italiana dove i due principali azionisti del futuro Governo non si ispirano alle due principali famiglie politiche (i popolari e i socialisti) che guidano la Commissione e il Parlamento europeo: il M5S infatti è chiamato a dimostrare se ne avrà le capacità di governo, così tanto annunciate in questi anni, con il carico di contraddizioni che porta con sé rispetto alle sue origini programmatiche in tema di Europa ed Euro, di politica estera, sulla gestione degli immigrati, la visione del lavoro e dei sindacati; la Lega, invece, è chiamata a quell’opera di mediazione interna per non far saltare l’alleanza storica e a dialogare con i pentastellati su alcuni punti programmatici, comuni per un verso (p.e. immigrazione ed Europa) e distanti per altri (p.e. reddito di cittadinanza e infrastrutture).

Considerato le precarie condizioni di salute del Paese, dall’inverno demografico e alla crisi economica ancora presente, non si può e non si deve perdere tempo perché la lungimiranza del nuovo Parlamento e del futuro esecutivo sta solo in un unico obiettivo: stabilità e formazione di un Governo per il bene del Paese. Questo chiedono i giovani, le famiglie. Gli Italiani.

Elezioni politiche 2018: chi salirà al Quirinale?

Fra 10 giorni, domenica 4 marzo,  si vota per le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento e gli ultimi definitivi sondaggi pubblicati, prima del silenzio elettorale, indicano che mediamente il 30% degli Italiani è ancora indecisa a esprimere la propria preferenza, una percentuale molta alta che farà la differenza il prossimo 4 marzo.

I sondaggi indicano la coalizione di centro destra in vantaggio sugli altri sfidanti, pur non esprimendo un premier in maniera chiara: Berlusconi è incandidabile, ma rimane un inevitabaile giocatore della scacchiera politica, Salvini, potenziale premier, si pone su posizioni poco moderate e divisive.

La coalizione di centro sinistra si candida divisa dopo questi ultimi tre anni di Governo. La strana maggioranza di questi ultimi anni, sostenuta dai fuoriusciti di Forza Italia guidati da Verdini e Area Popolare guidata da Alfano, che hanno sacrificato gli ideali al potere di governo, ha spinto fuori l’ala più di sinistra del Partito Democratico. A sua volta questo paga una divisione interna perché, se Gentiloni, quale premier uscente del PD, gode di pieno appoggio nei sondaggi, il partito guidato da Renzi è dato perdente. Due stili e due modi diversi di fare politica: l’uno moderato nei modi e nello stile, l’altro arrogante e supponente. Renzi, che sembrava incarnare una nuova generazione di politici in Italia, tuttavia per toni e scelte, nella seconda parte del suo mandato, ha fatto tramontare la propria spinta innovativa conclusasi con la bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

Liberi e Uguali riunisce i resti di una sinistra di testimonianza che più per vedetta nei confronti di Renzi che sui contenuti ha deciso di non correre insieme alla coalizione di sinistra.

Infine l’altro maggior competitor è il Movimento 5 stelle: dai sondaggi risulta il primo partito, quello che istituzionalmente dovrebbe ricevere l’incarico per tentare di formare un Governo, ma di fatto non avrà la maggioranza parlamentare. Il M5S deve la sua visibilità al comico Beppe Grillo che ha lanciato una serie di personaggi più o meno anonimi, che ora guidano il movimento. L’esperienza preparlamentare di Di Maio, candidato premier, è praticamente insistente sia sul profilo professionale sia politico. Uno degli obiettivi del movimento ovvero quello di assorbire l’astensionismo non è stato raggiunto in questi anni. Tuttavia la capacità comunicativa fatta di slogan semplici ed efficaci hanno toccato e toccano la pancia degli elettori, nonostante nel Movimento emergano posizioni tra loro contraddittorie: prima il No all’Euro, poi europeisti convinti; fautori dell’onestà e della giustizia più giacobina, poi cadono nella loro stessa trappola dei mancati rimborsi dello stipendio parlamentare. Ma ancor di più stona in maniera più assoluta, a livello ligure, certe posizioni sulle grandi opere e una visione politica di una Regione e dunque di un Paese miope: pensare che la Liguria possa sopravvivere di solo turismo e negare tra le grandi opere, il Terzo Valico, per dare ossigeno a Genova e a tutto il territorio, è una visione senza futuro (se non si garantisce la mobilità come si pensa che arrivino anche i turisti?). Non solo perché bloccare i lavori significherebbe chiudere dei cantieri già operativi con conseguente disoccupazione e avere una montagna già scavata senza essere funzionale, ma vuol dire negare una prospettiva occupazionale ad una terra ormai orfana di grandi aziende (e relativo indotto) che chiedono terreno fertile per crescere e far muovere persone e merci non solo in Italia, ma collegandosi con il Mediterraneo, il Nord Europa e l’Asia.

Per il centro sinistra governare è stato più un onere che un onore perché i problemi affrontati sono stati molti e molto sentiti. Il lavoro è la questione più dirimente dal 2008 perché non solo ha messo i giovani in difficoltà, ma anche gli adulti 40/50enni che sono stati costretti ad uscire dal mondo del lavoro e si sono dovuti reinventare e trovarsi in lunghi periodi di disoccupazione. Il Job Act ha dato frutti limitati perché, da una parte, ha sgravato le imprese dagli oneri delle assunzioni a spese dello Stato per tre anni, dall’altra, ha frenato la riprese occupazionale, terminata la fine degli incentivi. La questione degli immigrati è stata molto percepita perché l’Italia è stata lasciata sola a gestire una situazione internazionale.

L’Europa avrà anche contribuito indirettamente con i propri fondi comunitari alla gestione dei centri di accoglienza ma non può rimanere senza una politica unitaria sull’accoglienza, senza governare comunitariamente e in maniera strutturale i flussi di persone (!) con accordi dai Paesi di provenienza. Non si può lasciare alla buona volontà dell’Italia la sottoscrizione di accordi con i paesi di partenza senza che l’Europa con l’Alto Commissariato non faccia sentire la propria univoca voce. Questa inerzia è un grosso limite di questa Europa: la Commissione Europea è tanto determinata e rigorosa nel fare rispettare i vincoli di bilancio e le politiche bancarie quanto inesistente sulla questione immigrati. Governo dei flussi, accoglienza ed integrazione con adeguate e monitorate risorse dovrebbero essere il fondamento di una politica che dà anima a tutta l’Europa.

In tal senso è fuori luogo la visione politica che porta avanti il movimento radicale +Europa di Emma Bonino secondo la quale l’accoglienza degli immigrati senza se senza ma è il futuro dell’Italia. Non stupisce questa posizione radicale di un esponente che ha un’accezione particolare sull’accoglienza: tanto favorevole agli immigrati quanto cieca sulla vita nascente. Del resto l’ex ministro degli Esteri non ha espresso nessuna parola sul fatto che l’Italia anagraficamente, in particolare sotto il profilo della natalità, stia morendo (-12.000 nati nel 2014 sul 2013, – 17.000 nati nel 2015 sul 2014, -12.000 nati nel 2016 sul 2015. Fonte ISTAT). Sostenere in maniera strutturale la famiglia (conciliazione lavoro/figli, fattore famiglia, etc) non rientra nella visione valoriale dei radicali.

Infine non mi stupisce il fiorire di formazioni politiche, in particolare, di estrema destra perché non c’è tanto un ritorno del Fascismo 2.0 quanto un’emergenza educativa e comunicativa tra i giovani e nel Paese in generale che alimentano questi movimenti. L’emergenza educativa si annida nel fatto che le istituzioni (soprattutto il ruolo dei genitori e l’autorevolezza della scuola) stanno abdicando alla loro missione di formazione e di trasmissione valoriale, dunque laddove c’è l’assenza di identità, presto le proposte forti ed estreme fanno presto a riempierlo dando un senso di appartenenza. Quella comunicativa è legata invece al fatto che prendono campo modelli dialogici, quali i talk show urlati, o digitali, dove il confronto verbale diventa violento e aggressivo, stili stanno diventando diffusi e che sono fatti propri dalle formazioni estreme, dove il confronto è negato.

Lavorare su questi due aspetti aiuterebbe le persone prima e i cittadini poi a ragionare di più.

La sera del 4 marzo si saprà chi salirà al Quirinale per formare il nuovo Governo.

Se ci sarà una forza politica maggioritaria, si assuma l’onere della guida del Paese. Se così non fosse, si valuti nei tempi più brevi possibili la scelta di un eventuale Governo di larghe intese che agisca su alcuni punti fondamentali e prioritari da attuare per il bene delle famiglie, delle imprese e dei giovani. Questa strada non deve essere demonizzata (in questo senso la Germania può essere maestra, come il recente governo di Große Koalition) perché su alcune questioni il Paese non può essere diviso: si può litigare sul colore da dare alle pareti di casa, ma sulle fondamenta si deve essere tutti d’accordo.

Di seguito si riporta un esempio di scheda elettorale che verrà consegnata alle urne:

rosa alla Camera

http://dait.interno.gov.it/documenti/5_prova_camera_14_liste_340_x297.pdf

gialla al Senato

http://dait.interno.gov.it/documenti/5_prova_senato_14_liste_340_x297.pdf

Queste sono le seguenti modalità di voto:

  • barrare solo il simbolo di un partito (quota proporzionale);
  • barrare solo il nome di un collegio uninominale (quota maggioritaria);
  • barrare sia il partito sia il nome del collegio uninominale all’interno della stessa coalizione (non è possibile il voto disgiunto ovvero un partito di una coalizione e il collegio uninominale di un’altra);
  • non possono essere espresse preferenze (non si possono scrivere nomi e cognomi, ahimè!) barrare nomi e cognomi.

L’invito è di andare a votare, non fermarsi agli slogan e di leggere e conoscere le proposte politiche (anche cercando i programmi sui siti dei partiti che si presentano!). E’ uno sforzo che ogni cittadino dovrebbe compiere: non lasciamo che siano gli altri a decidere per noi, ma ciascuno, pur nel male minore, esprima la propria preferenza.

Buon voto consapevole a tutti!

Genova: è l’ora del cambiamento!

Un giornata storica per la città di Genova perché si sveglia con un cielo verde azzurro e non più rosso:

  •  il centrodestra conquista la poltrona del primo cittadino e potrà e dovrà dimostrare finalmente come governare e far crescere questa città;
  • è una vittoria del Presidente Giovanni Toti che, di fatto, è un leader che ha saputo unire le diverse anime del centro destra, da quella più moderata di centro a quella più classicamente di destra inanellando una serie di vittorie dal 2015 a oggi. La rivoluzione Toti! In particolare nel comune di Genova, le liste Vince Genova, Forza Italia e Direzione Italia hanno totalizzato una percentuale di voti pari alla somma di Lega Nord e Fratelli d’Italia (19,97%+18.23%). Dunque si respinge nettamente una matrice leghista della coalizione e si rigetta categoricamente il titolo, fuori contesto, di “fascista” o “leghista” a questa coalizione;
  • il centro destra vince senza che Berlusconi sia sceso in campo in prima persona: un centro destra deberlusconizzato. Si può vincere con un leader inclusivo e non divisivo come nel passato;
  • Bucci ha intercettato la delusione di tanti genovesi che hanno capito l’immobile fallimento della sinistra di governo in questi ultimi anni. Ha saputo canalizzare le forze e dare speranza ad un nuovo progetto;
  • vince un sindaco pragmatico che ha saputo unire le diverse anime del centro destra: idee e progetti chiari. Non si rinchiuderà nella torre d’avorio, ma ascolterà le esigenze dei cittadini, delle imprese, dei giovani e delle famiglie. E’ molto positivo il suo richiamo culturale al sindaco repubblicano di New York, Rudoph Giuliani, e al sindaco democristiano di Firenze, Giorgio La Pira: due modelli chiari di gestione della città;
  • è l’ora del cambiamento: il fatto che la Regione e il Comune siano governati dalla stessa coalizione può far ben sperare che le scelte politiche di questa città siano più rapide e senza frizioni di parte.
  • bisognerà, da una parte, dare delle risposte rapide alle criticità quotidiane della città (trasporti, tariffe, aziende partecipate, sicurezza, decoro urbano), dall’altra gettare le basi per obiettivi che si concretizzino anche nei prossimi 10 anni (lavoro, nuove aziende, nuove infrastrutture);
  • perde la sinistra divisa e senza progetti. Perde perché, quando governava sia nel Comune sia in Regione, non ha capito le possibilità che aveva di far crescere questo territorio e non ha voluto affrontare le criticità che le venivano sollevate. Il centro sinistra è in chiaro stato comatoso.

Il vento è cambiato, ma da buon velista, qual è il nuovo sindaco, Marco Bucci, deve saper ben governare il timone e portare Genova verso nuovi orizzonti di speranza. Questa è l’ultima chiamata per Genova!

Non ci deluda, signor Sindaco!

Buon lavoro!

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25 Giugno: per Bucci Sindaco

Ultimi giorni prima scegliere il nuovo sindaco di Genova: da una parte la continuità conservativa guidata da Crivello, dall’altra la prospettiva di cambiamento guidata da Bucci.

Se si vota per Crivello significa che si è soddisfatti di come è stata governata fino ad oggi la città.

Se si vota per Bucci, significa che si vuole dare una nuova chance di futuro a questa città.

Ci sono due elementi preoccupanti che hanno caratterizzato questi ultimi anni di governo di centrosinistra: il forte astensionismo al voto e il calo demografico.

Da una parte chi non è andato a votare ha espresso anche un giudizio negativo sull’Amministrazione uscente oltre che un crescente disinteresse verso la scelta dei propri amministratori (ergo la democrazia sta subendo un forte contraccolpo perchè non si coglie il valore intrinseco per esercitare la libertà di scelta e di espressione).

Dall’altra se l’ISTAT certifica ulteriormente un calo demografico (popolazione Genova nel 2007 abitanti n° 610.887, nel 2016 abitanti n° 583.601 – meno abitanti n° 27.286), significa anche che nessun provvedimento, nei limiti delle competenze dei comuni, è stato adottato per incentivare la natalità e creare le condizioni per vivere a Genova.

Ho già espresso precedentemente la mia opinione sui principali schieramenti in campo e non ci possiamo più permettere l’immobilismo e pensare di vivere di una rendita che non c’è più.

O si cambia ora o non si cambia più!

Domenica 25 giugno delle ore 7 alle ore 23 invito a votare Bucci, barrando una X sul nome della scheda, come di seguito indicato.

 

Buon voto!

#ElezioniGenova2017 #BucciSindaco #VotaBucci #GenovaSuperba #GenovaMeravigliosa 

 

 

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11 giugno 2017 – Genova al voto

Prima di entrare nel silenzio digitale alla vigilia del voto di domenica 11 giugno, sono necessarie ancora alcune riflessioni su alcuni temi molto sentiti dalla cittadinanza.

Sul capitolo Società Partecipate due osservazioni sono rivolte principalmente ad A.M.T., l’azienda dei trasporti e A.M.I.U..

Su A.M.T. sono evidenti l’anzianità del parco mezzi (età media 10,84 anni, dati al 2013, come riportato dall’Osservatorio nazionale del TPL) con conseguenti criticità durante i viaggio (porte che non si chiudono, mancate accensioni), soprattutto nelle ore di punta con lavoratori e studenti che si spostano; la mancanza di un sistema di bigliettazione elettronico e dei relativi tornelli ai varchi metropolitani per garantire la convalida del biglietto, come accade nelle grandi capitali europee e città italiane; una maggiore integrazione (praticamente quasi inesistente) con il sistema ferroviario cittadino e con i parcheggi delle automobili che garantiscano maggiore mobilità, anche al fine di evitare il calo dei passeggeri che utilizzino i mezzi pubblici (-2,1% di passeggeri trasportati nel 2015).

E’ chiaro che queste criticità, finora non affrontate, hanno prodotto disagi sia sull’utenza sia sui dipendenti A.M.T., in particolare gli autisti, che si trovano a subire le giuste lamentele dei cittadini.

Sul versante A.M.I.U. è scandaloso che, a seguito della chiusura della discarica di Scarpino, si debbano pagare, a spese dei cittadini genovesi, i costi per trasportare e smaltire i rifiuti fuori regione, per la precisione Euro 6.988.000 per il 2014 e Euro 29.017.000 per il 2015 e non stupisce che la raccolta differenziata sia ferma solo al 34,17 % (dati 2015). Ciò significa che finora gli Amministratori del Comune di Genova, capogruppo della Società, non sono stati in grado di dettare dei chiari indirizzi aziendali per evitare questa situazione. E la cittadinanza e i lavoratori continuano a pagare le scelte sbagliate o non prese dalla giunta uscente e da quelle precedenti.

Sul fronte delle attività commerciali si è voluto additare, in particolare, il candidato sindaco Bucci come l’uomo delle catene commerciali a discapito del piccolo commercio di dettaglio che, nell’ultimo decennio, hanno subito l’avvento dei centri commerciali. Vale la pena notare però che proprio sotto l’amministrazione uscente si sono aperte almeno altri due supermercati di una ben nota cooperativa rossa e che nulla è stato fatto per incentivare l’ingresso di nuovi e concorrenziali marchi in città. In tal senso la prossima amministrazione deve, da una parte, incentivare la concorrenza nella grande distribuzione e, dell’altra, creare le condizioni perché i Centri Integrati di Via (C.I.V.) e il commercio al dettaglio in genere siano preservati e incentivati quale presidio di quartiere ascoltando e promuovendo le esigenze dell’Associazioni di categoria. La capacità del buon amministratore è anche quella di essere punto di equilibro e di incontro tra esigenze diverse.

L’ultima riflessione è l’invito alla cittadinanza ad andare a votare.

Nel 2012 si recò a votare solo il 55 % degli aventi diritto, un dato disarmante soprattutto per il fatto che il sindaco è l’istituzione più vicina alla popolazione. Oggi è evidente la disaffezione verso il voto e i cittadini, ancor più del passato, sono distanti dai luoghi della discussione e del confronto reale (a differenza del mondo social), ma ciò non giustifica il non voto. Il non voto non sarebbe giustificato ancor più da parte di chi si lamenta sempre e non si reca alle urne.

Per queste ragioni e quelle già espresse nel precedente commento, sono convinto che bisogna votare il cambiamento, sostenere Amministratori competenti perché Genova merita di avere nuove prospettive di rilancio, di ritornare ad essere una città superba e meravigliosa.

 

L’11 giugno, dalle ore 7 alle ore 23, invito a votare sindaco di Genova Marco Bucci (barrando con una X il nome), come riportato di seguito nella Scheda Azzurra .

 

Voto Bucci – Scheda Azzurra

Ricordo altresì le modalità di voto:

SCHEDA AZZURRA (sindaco e consiglio comunale)

  • Votare SOLO il sindaco: contrassegnare il nome con una X;
  • Votare una delle liste collegate al sindaco: barre con una X il simbolo del partito ed esprimere una preferenza oppure due preferenze (di sesso tra loro diverso, pena la nullità della seconda preferenza);
  • Votare una lista non collegata al sindaco votato con le stesse modalità appena espresse al punto precedente sulle preferenze (si esercita il cosiddetto voto disgiunto).

SCHEDA ROSA (consiglio di Municipio)

  • Si può SOLO votare una lista, barrando con una X, ed esprimere una preferenza oppure due preferenze (di sesso tra loro diverso, pena la nullità della seconda preferenza). Non si esprime nessun segno o preferenza per il candidato presidente di Municipio.

#ElezioniGenova2017

FINE DELLA SECONDA PUNTATA (la prossima dopo il primo turno elettorale)

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