La materia su cui esprimersi non è facile ma con qualche approfondimento ho deciso che voterò NO al referendum del 22-23 marzo prossimi. Ecco alcuni motivi:
- questa riforma non migliora la giustizia: si cambia la Costituzione senza investire un euro per assumere magistrati, risorse umane o risorse informatiche per migliorare la gestione del processo. (L’attuale lentezza è dovuta, tra altro, all’assenza di personale!);
- la separazione delle carriera è già normata dalla legge ordinaria (prima dalla Legge Orlando e ora Legge Cartabia): una sola volta nella carriera i magistrati possono, a determinate condizioni stringenti, passare dalla parte inquirente a giudicante e viceversa e cambiando obbligatoriamente Regione di competenza (l’ultimo dato 2025 riporta lo spostamento di posizione allo 0,48%). Non si capisce la ragione di forzare la Costituzione;
- composizione futuri due Consigli Superiori Magistratura (CSM). Si sdoppiano gli organi, invece di ridurli, in una logica di dividere per indebolire (sigh!): sono applicati il sorteggio puro per la scelta dei membri da parte dei magistrati (togati) e il sorteggio temperato (selettivo) da parte del Parlamento (laici). Questi due metodi sono il sintomo di disparità nella scelta: gli uni si affidano alla causalità, gli altri sono selezionati per competenza e professionalità. Questo è uno dei motivi per cui i referenti scelti dalla politica possono governare i magistrati non preparati perché gli uni scelgono i migliori e gli altri sperano nella sorte. La competenza e il merito vanno selezionati e non estratti a sorte;
- infine, la riforma di questa parte della Costituzione (ben 7 articoli modificati) è avvenuta senza una condivisione e una discussione approfondite in Parlamento, insomma approvata a colpi di maggioranza.
La Costituzione può e va modificata, ma in maniera più unanime possibile, come fu nel 1948 in Assemblea costituente, per migliore il benessere dei cittadini. La modifica della Costituzione da parte di una maggioranza senza che ci stato un confronto e un ascolto tra le parti è sintomo che si vuole minare l’equilibrio dei poteri tra Legislativo, Esecutivo e Giudiziario.
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