Appello “Ai liberi e forti” (1919-2019): Sturzo e l’Europa oggi.

In occasione del centenario dell’Appello Ai Liberi e ai Forti di Luigi Sturzo, sacerdote, fondatore del Partito Popolare in Italia, ieri 18 gennaio 2019, a Palazzo Ducale, in Genova, si è svolto un Convegno per commemorare questo evento di cui riporto la locandina delle Associazioni organizzatrici.

Con l’occasione sono intervenuto con una breve riflessione sull’Unione Europea. Riporto alcune parole profetiche che Don Luigi Sturzo espresse in merito all’Europa, quale futuro del continente, quale via di pace e libertà per il bene dei popoli.

“Gli Stati Uniti d’Europa non sono una utopia, ma soltanto un ideale a lunga scadenza con varie tappe e con molte difficoltà. Occorre procedere a una revisione doganale, che prepari una unione economica con graduale sviluppo, fino a poter sopprimere le barriere interne. Il resto verrà in seguito”(Luigi Sturzo, La comunità internazionale e il diritto di guerra, Londra, 1929).

 

Il 4 novembre 2018 a Parigi si sono riuniti i Capi di Stato e di Governo per ricordare, dopo cento anni, la fine della Prima Guerra Mondiale, che ha causato milioni di morti, devastato ettari di territori tra trincee e battaglie atroci e ha gettato i semi del secondo conflitto mondiale.

Quella commemorazione insieme ai documentari e i film che sono stati trasmessi durante il 2018 non può lasciare indifferenti ma obbligare a riflettere sul valore della pace e della libertà di cui l’Europa gode da più di 70 anni perché su quelle ceneri è stata costruita l’Unione Europea.

Tuttavia in questi ultimi anni stanno emergendo posizioni contrarie all’unità dell’Europa (in primis l’uscita dalla moneta Euro con il referendum inglese – cd. Brexit) e in taluni casi, come in Italia e non solo, le forze politiche al Governo stanno esprimendo posizioni che non agevolano questo processo di unità o che assumono posizioni ondivaghe se non in opposizione al ruolo e al futuro dell’Europa.

Le ragioni dell’emergere di posizioni contrarie all’UE vanno ricercate da entrambe le parti.

Da un lato le Istituzioni Europee (soprattutto la Commissione Europea) non hanno saputo cogliere i segnali e i giudizi negativi che stavano emergendo contro se stessa ed è emersa l’incapacità di agire e raccontare l’Europa non solo come istituzione bancaria ed economica, ma anche motore di coesione sociale e culturale. Sarebbe stato opportuno cogliere il chiaro segnale dell’esito della Brexit, ma non è stato meditato abbastanza per rimediare.

Dall’altro lato alcune forze politiche hanno strumentalizzato l’Europa come alibi per i problemi su immigrazione, terrorismo e crisi economica nei singoli Stati membri e ne hanno fatto merce di consenso politico. A ciò si aggiunge il fatto che i Governi in carica, in sede di Consiglio dell’Unione Europea, composti principalmente dalle forze politiche delle due grandi famiglie europee (quella popolare e quella socialdemocratica) non hanno dato un contributo serio per rafforzare l’Unione sui temi caldi dell’agenda europea di cui appena accennato sopra.

A conferma di questa situazione l’Eurobarometro, sondaggio del settembre 2018 a cura del Parlamento Europeo, ha rilevato che la fiducia degli Italiani sul ruolo dell’Europa in tema di lotta contro il terrorismo, opportunità di lavoro e sul ruolo dell’Unione Europea sia calata. Questo aspetto si rafforza anche dal fatto che, laddove emerge situazione interna economica sociale negativa, come in Italia, ma anche in Francia, Regno Unito, Spagna e Grecia, allora è più bassa la fiducia nell’Europa. Così il timore di rimanere senza un’occupazione è espresso dall’83% dei cittadini in Grecia e dal 69% in Italia, contro una media europea solo del 44% e si imputano all’Europa i problemi interni quando è invece il sistema Paese che deve cambiare e affrontare le sfide economiche e sociali necessarie per migliorarsi.

A titolo esemplificativo, la Commissione Europea ha messo a disposizione all’Italia Euro 46.463 milioni per i diversi fondi di investimento per il periodo di programmazione 2014-2020 ma se il Governo Centrale rallenta le grandi opere (cfr. le recenti posizioni governative sulle infrastrutture strategiche, p.e. tratta Torino Lione sul Corridoio 6) o le Regioni non spendono le risorse assegnate, come emerge dai dati della Agenzia per la coesione territoriale (luglio 2018) dove ben 19 programmi operativi su un totale di 51, tra nazionali e regionali, non hanno raggiunto il target di assorbimento delle risorse a disposizione, significa che il problema non sta nella classe politica europea ma in quella italiana a tutti i livelli di governo (Comune, Regione, Stato).

Un’altra analisi interessante è emersa dal rapporto annuale del CENSIS 2018 dove, tra tanti, emerge il tema demografico dei giovani la loro incidenza percentuale sulla popolazione europea. La ricerca riporta che la quota di cittadini europei di età compresa tra 15 e 34 anni è pari al 23,7%, quella dei giovanissimi (15-24 anni) ha un’incidenza di poco superiore al 10%. In dieci anni, dal 2007 al 2017, la coorte dei 15-34enni si è contratta dell’8%. L’Italia, con la sua quota del 20,8% di giovani di 15-34 anni sulla popolazione complessiva, di tutti i 28 Paesi membri dell’Ue è quello con la più bassa percentuale di giovani, diminuita nel decennio del 9,3%. Libera circolazione, euro e diversità culturali come valori positivi rappresentano però le tre principali accezioni attribuite all’Europa dai giovani europei.

Da una parte emerge che le giovani generazioni sono l’avvenire del continente e sono quelle che più colgono i vantaggi dell’Unione Europea sulla base della sintesi “unità nella diversità”, dall’altro lato come l’Europa, e in particolare il Bel Paese, sia un continente stanco, affaticato e anziano che deve tornare ad essere madre generatrice di civiltà e speranza di vita per il futuro, considerati i dati negativi emersi sulla natalità e giovinezza del Continente (Cfr. Papa Francesco, Conferimento del Premio Carlo Magno, 6 maggio 2016).

In questo quadro grigio, di forte diffidenza e incertezza generazionale, si fa spazio una nuova visione politica: il sovranismo. Non si tratta tuttavia della sovranità del popolo già sancita dalla Costituzione italiana, ma di un’interpretazione della sovranità: si intende negare la discussione e la condivisione di scelte prese nei consessi europei ed internazionali per il bene comune dei popoli e pensare che ciascun Paese, senza l’accordo e il confronto con i propri vicini, possa risolvere le grandi sfide mondiali da sé. Quindi il pericolo dell’individualismo nazionale è una strada accidentata che non fa germogliare buoni frutti, ma disgrega un tessuto Interistituzionale invece di rafforzarlo.

Fra meno pochi mesi, a fine maggio 2019, si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. E’ facile aspettarsi che le forze politiche meno europee e fautrici del sovranismo possano aumentare in maniera consistente i propri consensi, minacciando la maggioranza politica socialdemocratica e popolare europea che fino ad oggi ha dominato le istituzioni europee.

Alle porte della prossima campagna elettorale sarà necessario porre in essere due ordini di questioni: quali sono gli attori che vogliono rafforzare profondamente l’assetto europeo e chi è contrario o indifferente e quali sono i temi da affrontare per rafforzare l’Europa sia internamente sia di fronte alle consesso internazionale.

In particolare per le sfide mondiali, alcuni temi da affrontare in maniera unitaria sono i seguenti:

  • il terrorismo che si sviluppa all’interno del Continente e che in particolare si insinua tra le terze e quarte generazioni di immigrati;
  • l’immigrazione: adottare una politica sulla gestione dei flussi di popolazione dall’Africa, puntare alla stabilità economica e politica dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo ed evitare che ci sia una competizione tra Stati Membri (cfr. ruolo Francia e Italia sulla Libia);
  • l’economia: puntare a fare sistema per affrontare i grandi colossi economici che dalla Cina e dall’India insidiano il mercato europeo ovvero saper coniugare la il mercato libero con la tutela dell’interesse europeo;
  • la sicurezza: convergere verso una più intensa collaborazione e condivisione tra autorità investigative e giudiziarie dei singoli Stati membri per affrontare i temi di cui sopra. In particolare contro la criminalità organizzata che opera anche per la gestione dei flussi migratori, l’Italia può (ahimè!) vantare e offrire agli altri Stati membri un sistema con le migliori pratiche investigative attraverso la Direzione Investigativa Antimafia.
  • infine sulla cultura l’Unione Europa sembra incapace di esprimersi e di ricordare il suo passato, solo orientata agli aspetti tecnici e economici, percepiti inevitabilmente come freddi e burocratici dai cittadini europei. Allora bisognerà ripartire dal proprio passato, dai quel humus cristiano, giudaico, islamico e nord europeo che hanno plasmato per secoli il Vecchio Continente per guardarsi dentro e ridare una nuova di prospettiva di futuro (Cfr. Corriere Della Sera – Intervista a Julia Kristeva, 10 dicembre 2018, linguista, psicanalista, filosofa e scrittrice francese).

La nave Europa avrebbe tutte le potenzialità per affrontare ogni sfida, ma mancano dei capitani di valore che sappiano guidare l’equipaggio verso nuovi orizzonti.

2019: un nuovo orizzonte per Genova!

Un anno difficile si è chiuso per Genova. Il crollo del ponte Morandi è stata un ferita indelebile per la città, non solo per il crollo del ponte in sé, quanto e soprattutto per i 43 morti e il dolore dei familiari che porteranno nel cuore.

In questa tragedia sono emersi alcuni aspetti:

  • Genova ha reagito immediatamente e il Sindaco ha rappresentato fin da subito l’umore della città: nonostante il dolore, la città va avanti sotto il profilo sociale ed economico;
  • Genova è stata e sarà al centro dei riflettori nazionali e internazionali dal momento che il Ponte da costruire rappresenta un arteria fondamentale per la mobilità delle persone e delle merci;
  • Genova deve sfruttare questa, ahimè, non voluta triste occasione per consolidare l’area economica produttiva e attrare le migliori imprese e competenze per risollevarsi.

In questo anno e mezzo di ciclo amministrativo va preso atto che l’atteggiamento di guardare alle buone pratiche delle più importanti città internazionali sulla vivibilità della città ha portato una ventata di novità: i numerosi viaggi all’estero del Sindaco con i diversi distretti industriali, l’avere costituito gli ambasciatori di Genova nel mondo e il rivendicare un certo orgoglio genovese, sotto il glorioso vessillo della croce di San Giorgio, hanno rimotivato l’essere cittadini di Genova e messo in luce le bellezze di questa città.

Se questa prima fase è stata importante per far conoscere nel mondo Genova e anche per capire quali sono le criticità che ha, ora è necessario, sullo sfondo della ricostruzione del nuovo Ponte nel corso del 2019, prendersi cura della città nei suoi risvolti quotidiani.

Sui trasporti pubblici alcuni passi avanti sono stati fatti perché è stata finalmente capito, ad esempio, il valore della Metropolitana con il suo potenziamento e un maggiore incisività nei controlli dei biglietti sui mezzi, tuttavia rimangono i limiti di un parco mezzi trovo vecchio ed inquinante e di una scarsa incentivazione dei mezzi pubblici, affollati e rumorosi.

Sui servizi ambientali, con i problemi di gestione causati dal crollo del Ponte, rimangono troppe criticità. Nonostante la promessa mantenuta per il 2018 del non aumento della TARI, la gestione dei rifiuti e la raccolta differenziata hanno troppi limiti: da una parte l’azienda municipalizzata non spinge per una raccolta differenziata più incisiva, dall’altra manca un’educazione civica da parte dei Genovesi che non capiscono il valore della spazzatura differenziata e riciclata per la tutela dell’ambiente (troppo spesso nei cassonetti dell’umido si trova qualsiasi rifiuto e questo atteggiamento meriterebbe di essere sanzionato con l’aumento della TARI nel corso del 2019 con conseguente DIVIETO di qualsiasi tipo di MUGUGNO!).

Al livello più generale, le vertenze ILVA e Banca CARIGE su tutte sono lo specchio delle difficoltà da affrontare e della necessità per la città di fare squadra con una voce unica.

Altresì in questi ultimi 10 anni Genova è stata isolata sotto il profilo dei trasporti e delle idee. Il crollo del Ponte ha dato un colpo alla ripresa che la città stava iniziando ad intraprendere per risollevarsi e ricollegarsi con il mondo.

L’augurio per il nuovo anno che è appena iniziato è un invito alle istituzioni, alle imprese, ai cittadini perché sappiano far amare Genova e sappiano cogliere le occasioni per aprirsi al mondo: senza rinascita la città non andrà molto lontano, ma soprattutto con i giovani e idee nuove, Genova può tornare ad essere porta per il mondo, accogliente e grande!

Buon 2019

Postato in Ultime news di Simone Femia. No Commenti

Mobilità e Viabilità della Valpolcevera – Ponte Morandi

 

 

Questa mattina ho inviato la seguente lettera via mail alle istituzioni cittadine alla luce della situazione viabilità e mobilità della Valpolcevera per dare un contributo al miglioramento della situazione.

Qua a fianco la situazione traffico alle ore 08:00.

 

Alla cortese attenzione delle

Autorità competenti.

 

Ass. Lavoro e Politiche attive delle Occupazioni, Trasporti, Rapporti con le Organizzazioni Sindacali, Promoz.Turistica e Marketing territoriale, Oraganizzazione e Personale, tutela dei Consumatori della Regione Liguria

 

Sindaco del Comune di Genova – Città Metropolitana di Genova

 

Vice Sindaco – Assessore alla Mobilità e Trasporto Pubblico Locale del Comune di Genova

 

Presidente Municipio V Valpolcevera – Comune di Genova

 

Genova, 04/09/2018

 

Oggetto: Trasporti e Mobilità in Valpolcevera dopo il crollo del Ponte Morandi.

 

Con la presente riporto alcune considerazione sulla viabilità e mobilità della Valpolcevera in direzione del centro della città di Genova a seguito del crollo del Viadotto autostradale sul Polcevera.

In quanto residente nel comune di Genova, nel quartiere di San Quirico, questa mattina ho sperimentato l’utilizzo dell’auto per venire in centro e ho constatato che, non appena uscito di casa, una lunga coda di veicoli iniziava in località Serro (nella strada opposta al centro commerciale Ipercoop), sulla direttrice che porta al casello autostradale di Bolzaneto, e tutte le direzioni verso lo stesso casello (p.e. la direttrice dalla Val Secca – Comune di Serrà Ricco) erano intasate fin dalle prime ore del mattino (ore 7.00 circa).

Premesso che è importante non utilizzare il mezzo privato se non strettamente fondamentale, è inevitabile l’utilizzo del mezzo pubblico.

Tuttavia, da parte del sottoscritto raggiungere la metropolitana AMT al capolinea Brin (ma anche la stazione FFSS di Bolzaneto) risulterà un viaggio dal tempo lunghissimo perché i mezzi pubblici (linea AMT 7) passano sulla stessa direttrice verso il casello autostradale di Bolzaneto, ad oggi causa di forti rallentamenti di viabilità. Dunque Bolzaneto risulta nodo importate per ripensare alla mobilità in questo frangente, subendo l’inevitabile traffico e inquinamento veicolare proveniente sia da Nord sia da Sud della Valpolcevera e valli attigue per immettersi/per uscire dal casello autostradale.

Risulta altresì che il traffico intorno al nodo autostradale provochi ritardi alle linee extraurbane dell’ATP con inevitabili conseguenze per gli utenti che perdono coincidenze con altri mezzi pubblici.

Si deve pensare di dividere la mobilità pubblica della Valle (in riferimento al Municipio V e ai comuni limitrofi a Genova) in due settori che ruotano tra la stazione ferroviaria di Bolzaneto/Pontedecimo e il capolinea metropolitano Brin dell’AMT.

La stazione di Bolzaneto e quella di Pontedecimo (ma anche quella di San Biagio – San Quirico, attualmente non fruibile in base agli orari ferroviari!) devono essere il riferimento per la parte media alta del Municipio V e dei comuni dell’alta Valpolcevera. In tal senso:

  • va potenziata la linea ferroviaria Arquata/Busalla/Bolzaneto con una frequenza maggiore di treni rispetto a quella odierna soprattutto nella fascia oraria lavoro/scuola. Ad oggi gli orari di partenza dei treni per e dal centro di Genova sono i seguenti nella fascia oraria 06:00 – 09:00:
    • da Genova Pontedecimo partenza alle ore 06:12 – 07:02 – 07:30 – 08:14 – 08:53;
    • da Genova P. Principe partenza alle ore 06:13 – 07:01 – 07:57.

Analoghe considerazioni possono essere fatte per la fascia oraria serale e tale potenziamento di frequenza nel tratto Busalla/Arquata Scrivia sgraverebbe l’autostrada da ulteriore traffico verso Genova con minore incidenza sul casello di Bolzaneto con riferimento all’immissione di veicoli (vedi considerazioni successive).

  • è necessario che i treni fermino anche alla Stazione di San Biagio – San Quirico.

Invece la stazione della metropolitana Brin deve essere il riferimento per la restante parte della Vallata (per i quartieri di Teglia/Rivarolo e Certosa, nonché Begato/Diamante/Cige), zona del Muncipio questa attualmente servita dalle linee AMT 7, che nelle fasce di punta tuttavia risente del traffico del nodo autostradale di Bolzaneto, dalla linea 270 e della navetta gratuita Bolzaneto/Rivarolo. In tal senso va rimodulato l’orario della frequenza della metropolitana nelle ore di punta (lavoro/scuola), considerati i flussi di utenti in aumento con l’impossibilità dell’utilizzo della Stazione di Rivarolo, poiché già prima del crollo del Ponte, la metropolitana partiva già a pieno carico dal capolinea BRIN.

In riferimento al nodo autostradale di Bolzaneto, le lunghe code che si stanno formando sulla viabilità ordinaria per accedere allo stesso, non solo creano traffico e inquinamento in particolare per il quartiere di Bolzaneto, ma rendono ancor più disagevole il percorso di mezzi d’emergenza, innanzitutto verso gli ospedali, sia in ingresso e in uscita dalla Valpolcevera.

Sarebbe opportuno valutare altresì che l’immissione dei veicoli sull’autostrada, nella corsia di accesso sull’A7 – direzione centro, fosse agevolato dai mezzi già in transito sul sedime autostradale, valutando anche un eventuale restringimento da due a una corsia del tratto autostradale antecedente all’uscita/immissione del casello di Bolzaneto nella fascia oraria di punta (mattina/sera) per agevolare l’accesso dei veicoli dalla città ed evitare ripercussioni sulla viabilità ordinaria/cittadina.

Tale fotografia è stata fatta non tenendo presente che i flussi di persone e veicoli saranno in aumento con la ripresa del calendario scolastico.

Queste considerazioni e questi suggerimenti sono offerti per dare un punto di vista di un cittadino, nella speranza che possano arricchire le valutazioni già in corso per migliorare la viabilità e vivibilità della Valpolcevera e delle valli limitrofe e garantire la mobilità legata al lavoro, alla scuola, alla sanità e al tempo libero.

In attesa di riscontro, ringrazio e porgo buon lavoro.

 

Postato in Ultime news di Simone Femia. No Commenti

Genova: il disastro

 

 

Incredulità, sgomento e dolore.

Queste le uniche parole che riassumono l’immane tragedia che ha sconvolto Genova questa mattina: il crollo del Ponte Morandi, il viadotto autostradale.

 

Un ponte spezzato, il cemento sgretolato, le auto e i camion sul greto del fiume accartocciati: un’immagine apocalittica che nessuno avrebbe immaginato.

La giornata di allerta con un temporale in corso ha aggravato la situazione creando un clima ancor più tetro, più di quanto questa catastrofe ne abbia creato.

Genova piange un altro disastro umano.

Il primo pensiero va alle vittime di quanti sono stati colpiti dal crollo, a quanti feriti, gravi e meno gravi, ora sono ricoverati negli ospedali genovesi, ai dispersi sotto le macerie. Un abbraccio alle loro famiglie.

Da credente, elevo il grido al Cielo di fronte a questa tragedia.

Dopo l’emozione e il dolore, verrà il tempo delle polemiche inevitabili, del perché di questo crollo, di perché, oggi 14 agosto 2018, in un Paese moderno, sia accaduto tutto questo.

Le Istituzioni, la Politica e le imprese si devono interrogare. Devono dare delle risposte ai noi cittadini.

Giustizia di questa strage umana va fatta alle vittime e ai loro familiari.

Buon lavoro ai soccorritori.

#GenovaRialzati

Postato in Ultime news di Simone Femia. No Commenti

Elezioni Politiche 2018: verso la Terza Repubblica

Poco più di vent’anni fa, nel 1996, il celebre cantautore Giorgio Gaber con una sua canzone si domandava cosa fosse la destra e cosa fosse la sinistra distinguendo gli uni e gli altri dai gusti e dai gesti; oggi un altro cantante, il giovane rapper italiano, Ghali, con la canzone Cara Italia, si domanda cosa sia la destra e la sinistra. Ieri Gaber con ironia si domandava dove fossero finite le ideologie agli albori della Seconda Repubblica, oggi Ghali si domanda con curiosità e indifferenza quale significato abbiano destra-sinistra per un giovane nato dopo la caduta del Muro di Berlino, non avendo neanche respirato lui, come tanti altri giovani, le due grandi ideologie del Novecento (principalmente comunista da una parte e cristiano- socialdemocratica dall’altra).

L’esito delle elezioni del 4 marzo scorso sanciscono una frattura di cambiamento che proietta verso la Terza Repubblica, fotografando un nuovo modo di fare politica e verso nuovi principi ideologici.

In qualche modo già le elezioni presidenziali francesi nel 2017 avevano visto i grandi partiti di centro destra e sinistra in forte crisi, sconfitti alle elezioni dall’avanzata vittoriosa La République En Marche, guidato di Emmanuel Macron, movimento centrista, ideologicamente trasversale, e dal buon risultato della destra estrema, identitaria, del Front National di Marine Le Pen.

Anche in Italia si sono ripetute alcune dinamiche con dei doverosi distinguo. Il Movimento del Cinque Stelle è emerso come il primo partito in assoluto (32,68% dei voti espressi) e ha raccolto molti consensi per almeno due principali ragioni: da una parte ottiene i voti soprattutto tra la popolazione dei giovani elettori (fascia età 18-24 e 24-35; cfr.: www.youtrend.it) poiché è un movimento fuori dell’ideologie del Novecento e trasmette gran parte del proprio messaggio attraverso i social network di cui i giovani sono più avvezzi, dall’altra raccoglie un voto di protesta e di speranza: l’uno legato all’insoddisfazione di chi ha governato in questi ultimi 25 anni, l’altro invece dalla possibilità di uscire dall’indigenza, come risulta della proposta del Reddito di Cittadinanza che ha fatto breccia nel Sud e nell’Isole (con punte di 50% di consensi) in cui grava pesantemente la crisi economica e prosegue l’emigrazione dei giovani verso il Nord d’Italia e l’Estero (Cfr. Rapporto SVIMEZ 2017).

Il centro destra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia UDC) risulta la prima coalizione vincente pari al 37% dei voti e la Lega, con il 17,37% dei consensi a livello nazionale, ha superato Forza Italia, guidata da Silvio Berlusconi (14,01%). Da un lato il partito di Matteo Salvini, dopo aver dato una svolta nazionale ad un partito nato nel e per il Nord Italia, ottiene molti voti dai giovani, come il M5S, perché ha offerto una proposta identitaria forte (con una predilezione all’italianità), dall’altra emerge Forza Italia come un partito ostaggio di un leader sì sempre incisivo ma ormai incapace di dare un giovane ricambio generazionale al suo interno. Altresì, a conferma del superamento dell’ideologie, il partito Noi con l’Italia Udc è prova che, pur fregiandosi dello Scudo crociato, unico simbolo del Novecento politico ancora presente nell’arco parlamentare, ha ottenuto un magro 1,3% dei consensi, perdendo voti soprattutto nel bacino meridionale in cui era ancora molto forte.

Infine, il Partito democratico è il grande sconfitto di queste elezioni nazionali. Dopo il 40,8% dei consensi alla elezioni europee del 2014, il partito ha diminuito i propri consensi fino al 18,72% per due ragioni: da un parte si è affievolita la leadership di Matteo Renzi: il giovane leader apparso come l’homo novus della classe politica ha perso il proprio appeal con la sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Prima di allora il leader toscano proponeva un modello di Governo rassicurante e innovativo che ha saputo tenere testa alla ventata di novità del M5S, ma poi l’aver convogliato tutte le energie sul referendum, perdendo il polso dell’esigenze del Paese, l’ha delegittimato. Dall’altra il modello Renzi non ha giovato al Partito che, erede della tradizione comunista italiana, ha perso il contatto con la base dei suoi elettori storici, con la realtà di un mondo che è cambiato.

Un altro dato interessante, più trasversale e non meno importante, è la quasi assenza di deputati e senatori che si richiamino o provengano dall’alveo della dottrina sociale della Chiesa. Certo non sono le etichette a definire i politici cristiani, ma già dalla scorsa legislatura emergeva l’assenza di sentire di ispirazione cristiana che sappesse dare una visione diversa. In tal senso il lavoro per la formazione di una nuova classe politica è lungo e complesso, consapevoli che quel messaggio cristiano trova sì le sue radici e la sua Forza dall’Alto, ma deve sapersi incarnare nella quotidianità dell’uomo e accompagnare le domande e i bisogni più profondi (guadare dentro di sé per guardare il bene dell’altro, la dignità umana e il lavoro, la famiglia e il senso della comunità).

Nonostante il tripolarismo sancito dalle urne e nessun vincitore con maggioranza assoluta parlamentare, il 24 marzo sono stati eletti il presidenti del Senato e della Camera, rispettivamente Maria Elisabetta Alberti Casellati per FI, prima volta per una donna quale seconda carica dello Stato, e Roberto Fico per il M5S, prima volta per un eletto del movimento fondato dal comico Beppe Grillo.

L’alleanza trasversale che si è formata per l’elezione delle più alte cariche dello Stato potrebbe essere il preludio anche di un’alleanza politica tra i due vincitori: il centro destra a guida leghista e il M5S. Questa prospettiva potrebbe risultare una novità dopo più di vent’anni di bipolarismo, ma neanche troppo poco ortodossa se si guarda fuori dai confini dove in Germania sta proseguendo il modello di Grosse Koalition o alla Spagna dove i Popolari governano con l’astensione dei Socialisti.

Anche dall’Europa si guarda con attenzione alla nuova possibile alchimia italiana dove i due principali azionisti del futuro Governo non si ispirano alle due principali famiglie politiche (i popolari e i socialisti) che guidano la Commissione e il Parlamento europeo: il M5S infatti è chiamato a dimostrare se ne avrà le capacità di governo, così tanto annunciate in questi anni, con il carico di contraddizioni che porta con sé rispetto alle sue origini programmatiche in tema di Europa ed Euro, di politica estera, sulla gestione degli immigrati, la visione del lavoro e dei sindacati; la Lega, invece, è chiamata a quell’opera di mediazione interna per non far saltare l’alleanza storica e a dialogare con i pentastellati su alcuni punti programmatici, comuni per un verso (p.e. immigrazione ed Europa) e distanti per altri (p.e. reddito di cittadinanza e infrastrutture).

Considerato le precarie condizioni di salute del Paese, dall’inverno demografico e alla crisi economica ancora presente, non si può e non si deve perdere tempo perché la lungimiranza del nuovo Parlamento e del futuro esecutivo sta solo in un unico obiettivo: stabilità e formazione di un Governo per il bene del Paese. Questo chiedono i giovani, le famiglie. Gli Italiani.