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Mobilità e Viabilità della Valpolcevera – Ponte Morandi

 

 

Questa mattina ho inviato la seguente lettera via mail alle istituzioni cittadine alla luce della situazione viabilità e mobilità della Valpolcevera per dare un contributo al miglioramento della situazione.

Qua a fianco la situazione traffico alle ore 08:00.

 

Alla cortese attenzione delle

Autorità competenti.

 

Ass. Lavoro e Politiche attive delle Occupazioni, Trasporti, Rapporti con le Organizzazioni Sindacali, Promoz.Turistica e Marketing territoriale, Oraganizzazione e Personale, tutela dei Consumatori della Regione Liguria

 

Sindaco del Comune di Genova – Città Metropolitana di Genova

 

Vice Sindaco – Assessore alla Mobilità e Trasporto Pubblico Locale del Comune di Genova

 

Presidente Municipio V Valpolcevera – Comune di Genova

 

Genova, 04/09/2018

 

Oggetto: Trasporti e Mobilità in Valpolcevera dopo il crollo del Ponte Morandi.

 

Con la presente riporto alcune considerazione sulla viabilità e mobilità della Valpolcevera in direzione del centro della città di Genova a seguito del crollo del Viadotto autostradale sul Polcevera.

In quanto residente nel comune di Genova, nel quartiere di San Quirico, questa mattina ho sperimentato l’utilizzo dell’auto per venire in centro e ho constatato che, non appena uscito di casa, una lunga coda di veicoli iniziava in località Serro (nella strada opposta al centro commerciale Ipercoop), sulla direttrice che porta al casello autostradale di Bolzaneto, e tutte le direzioni verso lo stesso casello (p.e. la direttrice dalla Val Secca – Comune di Serrà Ricco) erano intasate fin dalle prime ore del mattino (ore 7.00 circa).

Premesso che è importante non utilizzare il mezzo privato se non strettamente fondamentale, è inevitabile l’utilizzo del mezzo pubblico.

Tuttavia, da parte del sottoscritto raggiungere la metropolitana AMT al capolinea Brin (ma anche la stazione FFSS di Bolzaneto) risulterà un viaggio dal tempo lunghissimo perché i mezzi pubblici (linea AMT 7) passano sulla stessa direttrice verso il casello autostradale di Bolzaneto, ad oggi causa di forti rallentamenti di viabilità. Dunque Bolzaneto risulta nodo importate per ripensare alla mobilità in questo frangente, subendo l’inevitabile traffico e inquinamento veicolare proveniente sia da Nord sia da Sud della Valpolcevera e valli attigue per immettersi/per uscire dal casello autostradale.

Risulta altresì che il traffico intorno al nodo autostradale provochi ritardi alle linee extraurbane dell’ATP con inevitabili conseguenze per gli utenti che perdono coincidenze con altri mezzi pubblici.

Si deve pensare di dividere la mobilità pubblica della Valle (in riferimento al Municipio V e ai comuni limitrofi a Genova) in due settori che ruotano tra la stazione ferroviaria di Bolzaneto/Pontedecimo e il capolinea metropolitano Brin dell’AMT.

La stazione di Bolzaneto e quella di Pontedecimo (ma anche quella di San Biagio – San Quirico, attualmente non fruibile in base agli orari ferroviari!) devono essere il riferimento per la parte media alta del Municipio V e dei comuni dell’alta Valpolcevera. In tal senso:

  • va potenziata la linea ferroviaria Arquata/Busalla/Bolzaneto con una frequenza maggiore di treni rispetto a quella odierna soprattutto nella fascia oraria lavoro/scuola. Ad oggi gli orari di partenza dei treni per e dal centro di Genova sono i seguenti nella fascia oraria 06:00 – 09:00:
    • da Genova Pontedecimo partenza alle ore 06:12 – 07:02 – 07:30 – 08:14 – 08:53;
    • da Genova P. Principe partenza alle ore 06:13 – 07:01 – 07:57.

Analoghe considerazioni possono essere fatte per la fascia oraria serale e tale potenziamento di frequenza nel tratto Busalla/Arquata Scrivia sgraverebbe l’autostrada da ulteriore traffico verso Genova con minore incidenza sul casello di Bolzaneto con riferimento all’immissione di veicoli (vedi considerazioni successive).

  • è necessario che i treni fermino anche alla Stazione di San Biagio – San Quirico.

Invece la stazione della metropolitana Brin deve essere il riferimento per la restante parte della Vallata (per i quartieri di Teglia/Rivarolo e Certosa, nonché Begato/Diamante/Cige), zona del Muncipio questa attualmente servita dalle linee AMT 7, che nelle fasce di punta tuttavia risente del traffico del nodo autostradale di Bolzaneto, dalla linea 270 e della navetta gratuita Bolzaneto/Rivarolo. In tal senso va rimodulato l’orario della frequenza della metropolitana nelle ore di punta (lavoro/scuola), considerati i flussi di utenti in aumento con l’impossibilità dell’utilizzo della Stazione di Rivarolo, poiché già prima del crollo del Ponte, la metropolitana partiva già a pieno carico dal capolinea BRIN.

In riferimento al nodo autostradale di Bolzaneto, le lunghe code che si stanno formando sulla viabilità ordinaria per accedere allo stesso, non solo creano traffico e inquinamento in particolare per il quartiere di Bolzaneto, ma rendono ancor più disagevole il percorso di mezzi d’emergenza, innanzitutto verso gli ospedali, sia in ingresso e in uscita dalla Valpolcevera.

Sarebbe opportuno valutare altresì che l’immissione dei veicoli sull’autostrada, nella corsia di accesso sull’A7 – direzione centro, fosse agevolato dai mezzi già in transito sul sedime autostradale, valutando anche un eventuale restringimento da due a una corsia del tratto autostradale antecedente all’uscita/immissione del casello di Bolzaneto nella fascia oraria di punta (mattina/sera) per agevolare l’accesso dei veicoli dalla città ed evitare ripercussioni sulla viabilità ordinaria/cittadina.

Tale fotografia è stata fatta non tenendo presente che i flussi di persone e veicoli saranno in aumento con la ripresa del calendario scolastico.

Queste considerazioni e questi suggerimenti sono offerti per dare un punto di vista di un cittadino, nella speranza che possano arricchire le valutazioni già in corso per migliorare la viabilità e vivibilità della Valpolcevera e delle valli limitrofe e garantire la mobilità legata al lavoro, alla scuola, alla sanità e al tempo libero.

In attesa di riscontro, ringrazio e porgo buon lavoro.

 

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Genova: il disastro

 

 

Incredulità, sgomento e dolore.

Queste le uniche parole che riassumono l’immane tragedia che ha sconvolto Genova questa mattina: il crollo del Ponte Morandi, il viadotto autostradale.

 

Un ponte spezzato, il cemento sgretolato, le auto e i camion sul greto del fiume accartocciati: un’immagine apocalittica che nessuno avrebbe immaginato.

La giornata di allerta con un temporale in corso ha aggravato la situazione creando un clima ancor più tetro, più di quanto questa catastrofe ne abbia creato.

Genova piange un altro disastro umano.

Il primo pensiero va alle vittime di quanti sono stati colpiti dal crollo, a quanti feriti, gravi e meno gravi, ora sono ricoverati negli ospedali genovesi, ai dispersi sotto le macerie. Un abbraccio alle loro famiglie.

Da credente, elevo il grido al Cielo di fronte a questa tragedia.

Dopo l’emozione e il dolore, verrà il tempo delle polemiche inevitabili, del perché di questo crollo, di perché, oggi 14 agosto 2018, in un Paese moderno, sia accaduto tutto questo.

Le Istituzioni, la Politica e le imprese si devono interrogare. Devono dare delle risposte ai noi cittadini.

Giustizia di questa strage umana va fatta alle vittime e ai loro familiari.

Buon lavoro ai soccorritori.

#GenovaRialzati

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Elezioni Politiche 2018: verso la Terza Repubblica

Poco più di vent’anni fa, nel 1996, il celebre cantautore Giorgio Gaber con una sua canzone si domandava cosa fosse la destra e cosa fosse la sinistra distinguendo gli uni e gli altri dai gusti e dai gesti; oggi un altro cantante, il giovane rapper italiano, Ghali, con la canzone Cara Italia, si domanda cosa sia la destra e la sinistra. Ieri Gaber con ironia si domandava dove fossero finite le ideologie agli albori della Seconda Repubblica, oggi Ghali si domanda con curiosità e indifferenza quale significato abbiano destra-sinistra per un giovane nato dopo la caduta del Muro di Berlino, non avendo neanche respirato lui, come tanti altri giovani, le due grandi ideologie del Novecento (principalmente comunista da una parte e cristiano- socialdemocratica dall’altra).

L’esito delle elezioni del 4 marzo scorso sanciscono una frattura di cambiamento che proietta verso la Terza Repubblica, fotografando un nuovo modo di fare politica e verso nuovi principi ideologici.

In qualche modo già le elezioni presidenziali francesi nel 2017 avevano visto i grandi partiti di centro destra e sinistra in forte crisi, sconfitti alle elezioni dall’avanzata vittoriosa La République En Marche, guidato di Emmanuel Macron, movimento centrista, ideologicamente trasversale, e dal buon risultato della destra estrema, identitaria, del Front National di Marine Le Pen.

Anche in Italia si sono ripetute alcune dinamiche con dei doverosi distinguo. Il Movimento del Cinque Stelle è emerso come il primo partito in assoluto (32,68% dei voti espressi) e ha raccolto molti consensi per almeno due principali ragioni: da una parte ottiene i voti soprattutto tra la popolazione dei giovani elettori (fascia età 18-24 e 24-35; cfr.: www.youtrend.it) poiché è un movimento fuori dell’ideologie del Novecento e trasmette gran parte del proprio messaggio attraverso i social network di cui i giovani sono più avvezzi, dall’altra raccoglie un voto di protesta e di speranza: l’uno legato all’insoddisfazione di chi ha governato in questi ultimi 25 anni, l’altro invece dalla possibilità di uscire dall’indigenza, come risulta della proposta del Reddito di Cittadinanza che ha fatto breccia nel Sud e nell’Isole (con punte di 50% di consensi) in cui grava pesantemente la crisi economica e prosegue l’emigrazione dei giovani verso il Nord d’Italia e l’Estero (Cfr. Rapporto SVIMEZ 2017).

Il centro destra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia UDC) risulta la prima coalizione vincente pari al 37% dei voti e la Lega, con il 17,37% dei consensi a livello nazionale, ha superato Forza Italia, guidata da Silvio Berlusconi (14,01%). Da un lato il partito di Matteo Salvini, dopo aver dato una svolta nazionale ad un partito nato nel e per il Nord Italia, ottiene molti voti dai giovani, come il M5S, perché ha offerto una proposta identitaria forte (con una predilezione all’italianità), dall’altra emerge Forza Italia come un partito ostaggio di un leader sì sempre incisivo ma ormai incapace di dare un giovane ricambio generazionale al suo interno. Altresì, a conferma del superamento dell’ideologie, il partito Noi con l’Italia Udc è prova che, pur fregiandosi dello Scudo crociato, unico simbolo del Novecento politico ancora presente nell’arco parlamentare, ha ottenuto un magro 1,3% dei consensi, perdendo voti soprattutto nel bacino meridionale in cui era ancora molto forte.

Infine, il Partito democratico è il grande sconfitto di queste elezioni nazionali. Dopo il 40,8% dei consensi alla elezioni europee del 2014, il partito ha diminuito i propri consensi fino al 18,72% per due ragioni: da un parte si è affievolita la leadership di Matteo Renzi: il giovane leader apparso come l’homo novus della classe politica ha perso il proprio appeal con la sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Prima di allora il leader toscano proponeva un modello di Governo rassicurante e innovativo che ha saputo tenere testa alla ventata di novità del M5S, ma poi l’aver convogliato tutte le energie sul referendum, perdendo il polso dell’esigenze del Paese, l’ha delegittimato. Dall’altra il modello Renzi non ha giovato al Partito che, erede della tradizione comunista italiana, ha perso il contatto con la base dei suoi elettori storici, con la realtà di un mondo che è cambiato.

Un altro dato interessante, più trasversale e non meno importante, è la quasi assenza di deputati e senatori che si richiamino o provengano dall’alveo della dottrina sociale della Chiesa. Certo non sono le etichette a definire i politici cristiani, ma già dalla scorsa legislatura emergeva l’assenza di sentire di ispirazione cristiana che sappesse dare una visione diversa. In tal senso il lavoro per la formazione di una nuova classe politica è lungo e complesso, consapevoli che quel messaggio cristiano trova sì le sue radici e la sua Forza dall’Alto, ma deve sapersi incarnare nella quotidianità dell’uomo e accompagnare le domande e i bisogni più profondi (guadare dentro di sé per guardare il bene dell’altro, la dignità umana e il lavoro, la famiglia e il senso della comunità).

Nonostante il tripolarismo sancito dalle urne e nessun vincitore con maggioranza assoluta parlamentare, il 24 marzo sono stati eletti il presidenti del Senato e della Camera, rispettivamente Maria Elisabetta Alberti Casellati per FI, prima volta per una donna quale seconda carica dello Stato, e Roberto Fico per il M5S, prima volta per un eletto del movimento fondato dal comico Beppe Grillo.

L’alleanza trasversale che si è formata per l’elezione delle più alte cariche dello Stato potrebbe essere il preludio anche di un’alleanza politica tra i due vincitori: il centro destra a guida leghista e il M5S. Questa prospettiva potrebbe risultare una novità dopo più di vent’anni di bipolarismo, ma neanche troppo poco ortodossa se si guarda fuori dai confini dove in Germania sta proseguendo il modello di Grosse Koalition o alla Spagna dove i Popolari governano con l’astensione dei Socialisti.

Anche dall’Europa si guarda con attenzione alla nuova possibile alchimia italiana dove i due principali azionisti del futuro Governo non si ispirano alle due principali famiglie politiche (i popolari e i socialisti) che guidano la Commissione e il Parlamento europeo: il M5S infatti è chiamato a dimostrare se ne avrà le capacità di governo, così tanto annunciate in questi anni, con il carico di contraddizioni che porta con sé rispetto alle sue origini programmatiche in tema di Europa ed Euro, di politica estera, sulla gestione degli immigrati, la visione del lavoro e dei sindacati; la Lega, invece, è chiamata a quell’opera di mediazione interna per non far saltare l’alleanza storica e a dialogare con i pentastellati su alcuni punti programmatici, comuni per un verso (p.e. immigrazione ed Europa) e distanti per altri (p.e. reddito di cittadinanza e infrastrutture).

Considerato le precarie condizioni di salute del Paese, dall’inverno demografico e alla crisi economica ancora presente, non si può e non si deve perdere tempo perché la lungimiranza del nuovo Parlamento e del futuro esecutivo sta solo in un unico obiettivo: stabilità e formazione di un Governo per il bene del Paese. Questo chiedono i giovani, le famiglie. Gli Italiani.

Elezioni politiche 2018: chi salirà al Quirinale?

Fra 10 giorni, domenica 4 marzo,  si vota per le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento e gli ultimi definitivi sondaggi pubblicati, prima del silenzio elettorale, indicano che mediamente il 30% degli Italiani è ancora indecisa a esprimere la propria preferenza, una percentuale molta alta che farà la differenza il prossimo 4 marzo.

I sondaggi indicano la coalizione di centro destra in vantaggio sugli altri sfidanti, pur non esprimendo un premier in maniera chiara: Berlusconi è incandidabile, ma rimane un inevitabaile giocatore della scacchiera politica, Salvini, potenziale premier, si pone su posizioni poco moderate e divisive.

La coalizione di centro sinistra si candida divisa dopo questi ultimi tre anni di Governo. La strana maggioranza di questi ultimi anni, sostenuta dai fuoriusciti di Forza Italia guidati da Verdini e Area Popolare guidata da Alfano, che hanno sacrificato gli ideali al potere di governo, ha spinto fuori l’ala più di sinistra del Partito Democratico. A sua volta questo paga una divisione interna perché, se Gentiloni, quale premier uscente del PD, gode di pieno appoggio nei sondaggi, il partito guidato da Renzi è dato perdente. Due stili e due modi diversi di fare politica: l’uno moderato nei modi e nello stile, l’altro arrogante e supponente. Renzi, che sembrava incarnare una nuova generazione di politici in Italia, tuttavia per toni e scelte, nella seconda parte del suo mandato, ha fatto tramontare la propria spinta innovativa conclusasi con la bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

Liberi e Uguali riunisce i resti di una sinistra di testimonianza che più per vedetta nei confronti di Renzi che sui contenuti ha deciso di non correre insieme alla coalizione di sinistra.

Infine l’altro maggior competitor è il Movimento 5 stelle: dai sondaggi risulta il primo partito, quello che istituzionalmente dovrebbe ricevere l’incarico per tentare di formare un Governo, ma di fatto non avrà la maggioranza parlamentare. Il M5S deve la sua visibilità al comico Beppe Grillo che ha lanciato una serie di personaggi più o meno anonimi, che ora guidano il movimento. L’esperienza preparlamentare di Di Maio, candidato premier, è praticamente insistente sia sul profilo professionale sia politico. Uno degli obiettivi del movimento ovvero quello di assorbire l’astensionismo non è stato raggiunto in questi anni. Tuttavia la capacità comunicativa fatta di slogan semplici ed efficaci hanno toccato e toccano la pancia degli elettori, nonostante nel Movimento emergano posizioni tra loro contraddittorie: prima il No all’Euro, poi europeisti convinti; fautori dell’onestà e della giustizia più giacobina, poi cadono nella loro stessa trappola dei mancati rimborsi dello stipendio parlamentare. Ma ancor di più stona in maniera più assoluta, a livello ligure, certe posizioni sulle grandi opere e una visione politica di una Regione e dunque di un Paese miope: pensare che la Liguria possa sopravvivere di solo turismo e negare tra le grandi opere, il Terzo Valico, per dare ossigeno a Genova e a tutto il territorio, è una visione senza futuro (se non si garantisce la mobilità come si pensa che arrivino anche i turisti?). Non solo perché bloccare i lavori significherebbe chiudere dei cantieri già operativi con conseguente disoccupazione e avere una montagna già scavata senza essere funzionale, ma vuol dire negare una prospettiva occupazionale ad una terra ormai orfana di grandi aziende (e relativo indotto) che chiedono terreno fertile per crescere e far muovere persone e merci non solo in Italia, ma collegandosi con il Mediterraneo, il Nord Europa e l’Asia.

Per il centro sinistra governare è stato più un onere che un onore perché i problemi affrontati sono stati molti e molto sentiti. Il lavoro è la questione più dirimente dal 2008 perché non solo ha messo i giovani in difficoltà, ma anche gli adulti 40/50enni che sono stati costretti ad uscire dal mondo del lavoro e si sono dovuti reinventare e trovarsi in lunghi periodi di disoccupazione. Il Job Act ha dato frutti limitati perché, da una parte, ha sgravato le imprese dagli oneri delle assunzioni a spese dello Stato per tre anni, dall’altra, ha frenato la riprese occupazionale, terminata la fine degli incentivi. La questione degli immigrati è stata molto percepita perché l’Italia è stata lasciata sola a gestire una situazione internazionale.

L’Europa avrà anche contribuito indirettamente con i propri fondi comunitari alla gestione dei centri di accoglienza ma non può rimanere senza una politica unitaria sull’accoglienza, senza governare comunitariamente e in maniera strutturale i flussi di persone (!) con accordi dai Paesi di provenienza. Non si può lasciare alla buona volontà dell’Italia la sottoscrizione di accordi con i paesi di partenza senza che l’Europa con l’Alto Commissariato non faccia sentire la propria univoca voce. Questa inerzia è un grosso limite di questa Europa: la Commissione Europea è tanto determinata e rigorosa nel fare rispettare i vincoli di bilancio e le politiche bancarie quanto inesistente sulla questione immigrati. Governo dei flussi, accoglienza ed integrazione con adeguate e monitorate risorse dovrebbero essere il fondamento di una politica che dà anima a tutta l’Europa.

In tal senso è fuori luogo la visione politica che porta avanti il movimento radicale +Europa di Emma Bonino secondo la quale l’accoglienza degli immigrati senza se senza ma è il futuro dell’Italia. Non stupisce questa posizione radicale di un esponente che ha un’accezione particolare sull’accoglienza: tanto favorevole agli immigrati quanto cieca sulla vita nascente. Del resto l’ex ministro degli Esteri non ha espresso nessuna parola sul fatto che l’Italia anagraficamente, in particolare sotto il profilo della natalità, stia morendo (-12.000 nati nel 2014 sul 2013, – 17.000 nati nel 2015 sul 2014, -12.000 nati nel 2016 sul 2015. Fonte ISTAT). Sostenere in maniera strutturale la famiglia (conciliazione lavoro/figli, fattore famiglia, etc) non rientra nella visione valoriale dei radicali.

Infine non mi stupisce il fiorire di formazioni politiche, in particolare, di estrema destra perché non c’è tanto un ritorno del Fascismo 2.0 quanto un’emergenza educativa e comunicativa tra i giovani e nel Paese in generale che alimentano questi movimenti. L’emergenza educativa si annida nel fatto che le istituzioni (soprattutto il ruolo dei genitori e l’autorevolezza della scuola) stanno abdicando alla loro missione di formazione e di trasmissione valoriale, dunque laddove c’è l’assenza di identità, presto le proposte forti ed estreme fanno presto a riempierlo dando un senso di appartenenza. Quella comunicativa è legata invece al fatto che prendono campo modelli dialogici, quali i talk show urlati, o digitali, dove il confronto verbale diventa violento e aggressivo, stili stanno diventando diffusi e che sono fatti propri dalle formazioni estreme, dove il confronto è negato.

Lavorare su questi due aspetti aiuterebbe le persone prima e i cittadini poi a ragionare di più.

La sera del 4 marzo si saprà chi salirà al Quirinale per formare il nuovo Governo.

Se ci sarà una forza politica maggioritaria, si assuma l’onere della guida del Paese. Se così non fosse, si valuti nei tempi più brevi possibili la scelta di un eventuale Governo di larghe intese che agisca su alcuni punti fondamentali e prioritari da attuare per il bene delle famiglie, delle imprese e dei giovani. Questa strada non deve essere demonizzata (in questo senso la Germania può essere maestra, come il recente governo di Große Koalition) perché su alcune questioni il Paese non può essere diviso: si può litigare sul colore da dare alle pareti di casa, ma sulle fondamenta si deve essere tutti d’accordo.

Di seguito si riporta un esempio di scheda elettorale che verrà consegnata alle urne:

rosa alla Camera

http://dait.interno.gov.it/documenti/5_prova_camera_14_liste_340_x297.pdf

gialla al Senato

http://dait.interno.gov.it/documenti/5_prova_senato_14_liste_340_x297.pdf

Queste sono le seguenti modalità di voto:

  • barrare solo il simbolo di un partito (quota proporzionale);
  • barrare solo il nome di un collegio uninominale (quota maggioritaria);
  • barrare sia il partito sia il nome del collegio uninominale all’interno della stessa coalizione (non è possibile il voto disgiunto ovvero un partito di una coalizione e il collegio uninominale di un’altra);
  • non possono essere espresse preferenze (non si possono scrivere nomi e cognomi, ahimè!) barrare nomi e cognomi.

L’invito è di andare a votare, non fermarsi agli slogan e di leggere e conoscere le proposte politiche (anche cercando i programmi sui siti dei partiti che si presentano!). E’ uno sforzo che ogni cittadino dovrebbe compiere: non lasciamo che siano gli altri a decidere per noi, ma ciascuno, pur nel male minore, esprima la propria preferenza.

Buon voto consapevole a tutti!

Genova: è l’ora del cambiamento!

Un giornata storica per la città di Genova perché si sveglia con un cielo verde azzurro e non più rosso:

  •  il centrodestra conquista la poltrona del primo cittadino e potrà e dovrà dimostrare finalmente come governare e far crescere questa città;
  • è una vittoria del Presidente Giovanni Toti che, di fatto, è un leader che ha saputo unire le diverse anime del centro destra, da quella più moderata di centro a quella più classicamente di destra inanellando una serie di vittorie dal 2015 a oggi. La rivoluzione Toti! In particolare nel comune di Genova, le liste Vince Genova, Forza Italia e Direzione Italia hanno totalizzato una percentuale di voti pari alla somma di Lega Nord e Fratelli d’Italia (19,97%+18.23%). Dunque si respinge nettamente una matrice leghista della coalizione e si rigetta categoricamente il titolo, fuori contesto, di “fascista” o “leghista” a questa coalizione;
  • il centro destra vince senza che Berlusconi sia sceso in campo in prima persona: un centro destra deberlusconizzato. Si può vincere con un leader inclusivo e non divisivo come nel passato;
  • Bucci ha intercettato la delusione di tanti genovesi che hanno capito l’immobile fallimento della sinistra di governo in questi ultimi anni. Ha saputo canalizzare le forze e dare speranza ad un nuovo progetto;
  • vince un sindaco pragmatico che ha saputo unire le diverse anime del centro destra: idee e progetti chiari. Non si rinchiuderà nella torre d’avorio, ma ascolterà le esigenze dei cittadini, delle imprese, dei giovani e delle famiglie. E’ molto positivo il suo richiamo culturale al sindaco repubblicano di New York, Rudoph Giuliani, e al sindaco democristiano di Firenze, Giorgio La Pira: due modelli chiari di gestione della città;
  • è l’ora del cambiamento: il fatto che la Regione e il Comune siano governati dalla stessa coalizione può far ben sperare che le scelte politiche di questa città siano più rapide e senza frizioni di parte.
  • bisognerà, da una parte, dare delle risposte rapide alle criticità quotidiane della città (trasporti, tariffe, aziende partecipate, sicurezza, decoro urbano), dall’altra gettare le basi per obiettivi che si concretizzino anche nei prossimi 10 anni (lavoro, nuove aziende, nuove infrastrutture);
  • perde la sinistra divisa e senza progetti. Perde perché, quando governava sia nel Comune sia in Regione, non ha capito le possibilità che aveva di far crescere questo territorio e non ha voluto affrontare le criticità che le venivano sollevate. Il centro sinistra è in chiaro stato comatoso.

Il vento è cambiato, ma da buon velista, qual è il nuovo sindaco, Marco Bucci, deve saper ben governare il timone e portare Genova verso nuovi orizzonti di speranza. Questa è l’ultima chiamata per Genova!

Non ci deluda, signor Sindaco!

Buon lavoro!

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