Elezioni politiche 2018: chi salirà al Quirinale?

Fra 10 giorni, domenica 4 marzo,  si vota per le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento e gli ultimi definitivi sondaggi pubblicati, prima del silenzio elettorale, indicano che mediamente il 30% degli Italiani è ancora indecisa a esprimere la propria preferenza, una percentuale molta alta che farà la differenza il prossimo 4 marzo.

I sondaggi indicano la coalizione di centro destra in vantaggio sugli altri sfidanti, pur non esprimendo un premier in maniera chiara: Berlusconi è incandidabile, ma rimane un inevitabaile giocatore della scacchiera politica, Salvini, potenziale premier, si pone su posizioni poco moderate e divisive.

La coalizione di centro sinistra si candida divisa dopo questi ultimi tre anni di Governo. La strana maggioranza di questi ultimi anni, sostenuta dai fuoriusciti di Forza Italia guidati da Verdini e Area Popolare guidata da Alfano, che hanno sacrificato gli ideali al potere di governo, ha spinto fuori l’ala più di sinistra del Partito Democratico. A sua volta questo paga una divisione interna perché, se Gentiloni, quale premier uscente del PD, gode di pieno appoggio nei sondaggi, il partito guidato da Renzi è dato perdente. Due stili e due modi diversi di fare politica: l’uno moderato nei modi e nello stile, l’altro arrogante e supponente. Renzi, che sembrava incarnare una nuova generazione di politici in Italia, tuttavia per toni e scelte, nella seconda parte del suo mandato, ha fatto tramontare la propria spinta innovativa conclusasi con la bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

Liberi e Uguali riunisce i resti di una sinistra di testimonianza che più per vedetta nei confronti di Renzi che sui contenuti ha deciso di non correre insieme alla coalizione di sinistra.

Infine l’altro maggior competitor è il Movimento 5 stelle: dai sondaggi risulta il primo partito, quello che istituzionalmente dovrebbe ricevere l’incarico per tentare di formare un Governo, ma di fatto non avrà la maggioranza parlamentare. Il M5S deve la sua visibilità al comico Beppe Grillo che ha lanciato una serie di personaggi più o meno anonimi, che ora guidano il movimento. L’esperienza preparlamentare di Di Maio, candidato premier, è praticamente insistente sia sul profilo professionale sia politico. Uno degli obiettivi del movimento ovvero quello di assorbire l’astensionismo non è stato raggiunto in questi anni. Tuttavia la capacità comunicativa fatta di slogan semplici ed efficaci hanno toccato e toccano la pancia degli elettori, nonostante nel Movimento emergano posizioni tra loro contraddittorie: prima il No all’Euro, poi europeisti convinti; fautori dell’onestà e della giustizia più giacobina, poi cadono nella loro stessa trappola dei mancati rimborsi dello stipendio parlamentare. Ma ancor di più stona in maniera più assoluta, a livello ligure, certe posizioni sulle grandi opere e una visione politica di una Regione e dunque di un Paese miope: pensare che la Liguria possa sopravvivere di solo turismo e negare tra le grandi opere, il Terzo Valico, per dare ossigeno a Genova e a tutto il territorio, è una visione senza futuro (se non si garantisce la mobilità come si pensa che arrivino anche i turisti?). Non solo perché bloccare i lavori significherebbe chiudere dei cantieri già operativi con conseguente disoccupazione e avere una montagna già scavata senza essere funzionale, ma vuol dire negare una prospettiva occupazionale ad una terra ormai orfana di grandi aziende (e relativo indotto) che chiedono terreno fertile per crescere e far muovere persone e merci non solo in Italia, ma collegandosi con il Mediterraneo, il Nord Europa e l’Asia.

Per il centro sinistra governare è stato più un onere che un onore perché i problemi affrontati sono stati molti e molto sentiti. Il lavoro è la questione più dirimente dal 2008 perché non solo ha messo i giovani in difficoltà, ma anche gli adulti 40/50enni che sono stati costretti ad uscire dal mondo del lavoro e si sono dovuti reinventare e trovarsi in lunghi periodi di disoccupazione. Il Job Act ha dato frutti limitati perché, da una parte, ha sgravato le imprese dagli oneri delle assunzioni a spese dello Stato per tre anni, dall’altra, ha frenato la riprese occupazionale, terminata la fine degli incentivi. La questione degli immigrati è stata molto percepita perché l’Italia è stata lasciata sola a gestire una situazione internazionale.

L’Europa avrà anche contribuito indirettamente con i propri fondi comunitari alla gestione dei centri di accoglienza ma non può rimanere senza una politica unitaria sull’accoglienza, senza governare comunitariamente e in maniera strutturale i flussi di persone (!) con accordi dai Paesi di provenienza. Non si può lasciare alla buona volontà dell’Italia la sottoscrizione di accordi con i paesi di partenza senza che l’Europa con l’Alto Commissariato non faccia sentire la propria univoca voce. Questa inerzia è un grosso limite di questa Europa: la Commissione Europea è tanto determinata e rigorosa nel fare rispettare i vincoli di bilancio e le politiche bancarie quanto inesistente sulla questione immigrati. Governo dei flussi, accoglienza ed integrazione con adeguate e monitorate risorse dovrebbero essere il fondamento di una politica che dà anima a tutta l’Europa.

In tal senso è fuori luogo la visione politica che porta avanti il movimento radicale +Europa di Emma Bonino secondo la quale l’accoglienza degli immigrati senza se senza ma è il futuro dell’Italia. Non stupisce questa posizione radicale di un esponente che ha un’accezione particolare sull’accoglienza: tanto favorevole agli immigrati quanto cieca sulla vita nascente. Del resto l’ex ministro degli Esteri non ha espresso nessuna parola sul fatto che l’Italia anagraficamente, in particolare sotto il profilo della natalità, stia morendo (-12.000 nati nel 2014 sul 2013, – 17.000 nati nel 2015 sul 2014, -12.000 nati nel 2016 sul 2015. Fonte ISTAT). Sostenere in maniera strutturale la famiglia (conciliazione lavoro/figli, fattore famiglia, etc) non rientra nella visione valoriale dei radicali.

Infine non mi stupisce il fiorire di formazioni politiche, in particolare, di estrema destra perché non c’è tanto un ritorno del Fascismo 2.0 quanto un’emergenza educativa e comunicativa tra i giovani e nel Paese in generale che alimentano questi movimenti. L’emergenza educativa si annida nel fatto che le istituzioni (soprattutto il ruolo dei genitori e l’autorevolezza della scuola) stanno abdicando alla loro missione di formazione e di trasmissione valoriale, dunque laddove c’è l’assenza di identità, presto le proposte forti ed estreme fanno presto a riempierlo dando un senso di appartenenza. Quella comunicativa è legata invece al fatto che prendono campo modelli dialogici, quali i talk show urlati, o digitali, dove il confronto verbale diventa violento e aggressivo, stili stanno diventando diffusi e che sono fatti propri dalle formazioni estreme, dove il confronto è negato.

Lavorare su questi due aspetti aiuterebbe le persone prima e i cittadini poi a ragionare di più.

La sera del 4 marzo si saprà chi salirà al Quirinale per formare il nuovo Governo.

Se ci sarà una forza politica maggioritaria, si assuma l’onere della guida del Paese. Se così non fosse, si valuti nei tempi più brevi possibili la scelta di un eventuale Governo di larghe intese che agisca su alcuni punti fondamentali e prioritari da attuare per il bene delle famiglie, delle imprese e dei giovani. Questa strada non deve essere demonizzata (in questo senso la Germania può essere maestra, come il recente governo di Große Koalition) perché su alcune questioni il Paese non può essere diviso: si può litigare sul colore da dare alle pareti di casa, ma sulle fondamenta si deve essere tutti d’accordo.

Di seguito si riporta un esempio di scheda elettorale che verrà consegnata alle urne:

rosa alla Camera

http://dait.interno.gov.it/documenti/5_prova_camera_14_liste_340_x297.pdf

gialla al Senato

http://dait.interno.gov.it/documenti/5_prova_senato_14_liste_340_x297.pdf

Queste sono le seguenti modalità di voto:

  • barrare solo il simbolo di un partito (quota proporzionale);
  • barrare solo il nome di un collegio uninominale (quota maggioritaria);
  • barrare sia il partito sia il nome del collegio uninominale all’interno della stessa coalizione (non è possibile il voto disgiunto ovvero un partito di una coalizione e il collegio uninominale di un’altra);
  • non possono essere espresse preferenze (non si possono scrivere nomi e cognomi, ahimè!) barrare nomi e cognomi.

L’invito è di andare a votare, non fermarsi agli slogan e di leggere e conoscere le proposte politiche (anche cercando i programmi sui siti dei partiti che si presentano!). E’ uno sforzo che ogni cittadino dovrebbe compiere: non lasciamo che siano gli altri a decidere per noi, ma ciascuno, pur nel male minore, esprima la propria preferenza.

Buon voto consapevole a tutti!

Genova: è l’ora del cambiamento!

Un giornata storica per la città di Genova perché si sveglia con un cielo verde azzurro e non più rosso:

  •  il centrodestra conquista la poltrona del primo cittadino e potrà e dovrà dimostrare finalmente come governare e far crescere questa città;
  • è una vittoria del Presidente Giovanni Toti che, di fatto, è un leader che ha saputo unire le diverse anime del centro destra, da quella più moderata di centro a quella più classicamente di destra inanellando una serie di vittorie dal 2015 a oggi. La rivoluzione Toti! In particolare nel comune di Genova, le liste Vince Genova, Forza Italia e Direzione Italia hanno totalizzato una percentuale di voti pari alla somma di Lega Nord e Fratelli d’Italia (19,97%+18.23%). Dunque si respinge nettamente una matrice leghista della coalizione e si rigetta categoricamente il titolo, fuori contesto, di “fascista” o “leghista” a questa coalizione;
  • il centro destra vince senza che Berlusconi sia sceso in campo in prima persona: un centro destra deberlusconizzato. Si può vincere con un leader inclusivo e non divisivo come nel passato;
  • Bucci ha intercettato la delusione di tanti genovesi che hanno capito l’immobile fallimento della sinistra di governo in questi ultimi anni. Ha saputo canalizzare le forze e dare speranza ad un nuovo progetto;
  • vince un sindaco pragmatico che ha saputo unire le diverse anime del centro destra: idee e progetti chiari. Non si rinchiuderà nella torre d’avorio, ma ascolterà le esigenze dei cittadini, delle imprese, dei giovani e delle famiglie. E’ molto positivo il suo richiamo culturale al sindaco repubblicano di New York, Rudoph Giuliani, e al sindaco democristiano di Firenze, Giorgio La Pira: due modelli chiari di gestione della città;
  • è l’ora del cambiamento: il fatto che la Regione e il Comune siano governati dalla stessa coalizione può far ben sperare che le scelte politiche di questa città siano più rapide e senza frizioni di parte.
  • bisognerà, da una parte, dare delle risposte rapide alle criticità quotidiane della città (trasporti, tariffe, aziende partecipate, sicurezza, decoro urbano), dall’altra gettare le basi per obiettivi che si concretizzino anche nei prossimi 10 anni (lavoro, nuove aziende, nuove infrastrutture);
  • perde la sinistra divisa e senza progetti. Perde perché, quando governava sia nel Comune sia in Regione, non ha capito le possibilità che aveva di far crescere questo territorio e non ha voluto affrontare le criticità che le venivano sollevate. Il centro sinistra è in chiaro stato comatoso.

Il vento è cambiato, ma da buon velista, qual è il nuovo sindaco, Marco Bucci, deve saper ben governare il timone e portare Genova verso nuovi orizzonti di speranza. Questa è l’ultima chiamata per Genova!

Non ci deluda, signor Sindaco!

Buon lavoro!

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25 Giugno: per Bucci Sindaco

Ultimi giorni prima scegliere il nuovo sindaco di Genova: da una parte la continuità conservativa guidata da Crivello, dall’altra la prospettiva di cambiamento guidata da Bucci.

Se si vota per Crivello significa che si è soddisfatti di come è stata governata fino ad oggi la città.

Se si vota per Bucci, significa che si vuole dare una nuova chance di futuro a questa città.

Ci sono due elementi preoccupanti che hanno caratterizzato questi ultimi anni di governo di centrosinistra: il forte astensionismo al voto e il calo demografico.

Da una parte chi non è andato a votare ha espresso anche un giudizio negativo sull’Amministrazione uscente oltre che un crescente disinteresse verso la scelta dei propri amministratori (ergo la democrazia sta subendo un forte contraccolpo perchè non si coglie il valore intrinseco per esercitare la libertà di scelta e di espressione).

Dall’altra se l’ISTAT certifica ulteriormente un calo demografico (popolazione Genova nel 2007 abitanti n° 610.887, nel 2016 abitanti n° 583.601 – meno abitanti n° 27.286), significa anche che nessun provvedimento, nei limiti delle competenze dei comuni, è stato adottato per incentivare la natalità e creare le condizioni per vivere a Genova.

Ho già espresso precedentemente la mia opinione sui principali schieramenti in campo e non ci possiamo più permettere l’immobilismo e pensare di vivere di una rendita che non c’è più.

O si cambia ora o non si cambia più!

Domenica 25 giugno delle ore 7 alle ore 23 invito a votare Bucci, barrando una X sul nome della scheda, come di seguito indicato.

 

Buon voto!

#ElezioniGenova2017 #BucciSindaco #VotaBucci #GenovaSuperba #GenovaMeravigliosa 

 

 

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11 giugno 2017 – Genova al voto

Prima di entrare nel silenzio digitale alla vigilia del voto di domenica 11 giugno, sono necessarie ancora alcune riflessioni su alcuni temi molto sentiti dalla cittadinanza.

Sul capitolo Società Partecipate due osservazioni sono rivolte principalmente ad A.M.T., l’azienda dei trasporti e A.M.I.U..

Su A.M.T. sono evidenti l’anzianità del parco mezzi (età media 10,84 anni, dati al 2013, come riportato dall’Osservatorio nazionale del TPL) con conseguenti criticità durante i viaggio (porte che non si chiudono, mancate accensioni), soprattutto nelle ore di punta con lavoratori e studenti che si spostano; la mancanza di un sistema di bigliettazione elettronico e dei relativi tornelli ai varchi metropolitani per garantire la convalida del biglietto, come accade nelle grandi capitali europee e città italiane; una maggiore integrazione (praticamente quasi inesistente) con il sistema ferroviario cittadino e con i parcheggi delle automobili che garantiscano maggiore mobilità, anche al fine di evitare il calo dei passeggeri che utilizzino i mezzi pubblici (-2,1% di passeggeri trasportati nel 2015).

E’ chiaro che queste criticità, finora non affrontate, hanno prodotto disagi sia sull’utenza sia sui dipendenti A.M.T., in particolare gli autisti, che si trovano a subire le giuste lamentele dei cittadini.

Sul versante A.M.I.U. è scandaloso che, a seguito della chiusura della discarica di Scarpino, si debbano pagare, a spese dei cittadini genovesi, i costi per trasportare e smaltire i rifiuti fuori regione, per la precisione Euro 6.988.000 per il 2014 e Euro 29.017.000 per il 2015 e non stupisce che la raccolta differenziata sia ferma solo al 34,17 % (dati 2015). Ciò significa che finora gli Amministratori del Comune di Genova, capogruppo della Società, non sono stati in grado di dettare dei chiari indirizzi aziendali per evitare questa situazione. E la cittadinanza e i lavoratori continuano a pagare le scelte sbagliate o non prese dalla giunta uscente e da quelle precedenti.

Sul fronte delle attività commerciali si è voluto additare, in particolare, il candidato sindaco Bucci come l’uomo delle catene commerciali a discapito del piccolo commercio di dettaglio che, nell’ultimo decennio, hanno subito l’avvento dei centri commerciali. Vale la pena notare però che proprio sotto l’amministrazione uscente si sono aperte almeno altri due supermercati di una ben nota cooperativa rossa e che nulla è stato fatto per incentivare l’ingresso di nuovi e concorrenziali marchi in città. In tal senso la prossima amministrazione deve, da una parte, incentivare la concorrenza nella grande distribuzione e, dell’altra, creare le condizioni perché i Centri Integrati di Via (C.I.V.) e il commercio al dettaglio in genere siano preservati e incentivati quale presidio di quartiere ascoltando e promuovendo le esigenze dell’Associazioni di categoria. La capacità del buon amministratore è anche quella di essere punto di equilibro e di incontro tra esigenze diverse.

L’ultima riflessione è l’invito alla cittadinanza ad andare a votare.

Nel 2012 si recò a votare solo il 55 % degli aventi diritto, un dato disarmante soprattutto per il fatto che il sindaco è l’istituzione più vicina alla popolazione. Oggi è evidente la disaffezione verso il voto e i cittadini, ancor più del passato, sono distanti dai luoghi della discussione e del confronto reale (a differenza del mondo social), ma ciò non giustifica il non voto. Il non voto non sarebbe giustificato ancor più da parte di chi si lamenta sempre e non si reca alle urne.

Per queste ragioni e quelle già espresse nel precedente commento, sono convinto che bisogna votare il cambiamento, sostenere Amministratori competenti perché Genova merita di avere nuove prospettive di rilancio, di ritornare ad essere una città superba e meravigliosa.

 

L’11 giugno, dalle ore 7 alle ore 23, invito a votare sindaco di Genova Marco Bucci (barrando con una X il nome), come riportato di seguito nella Scheda Azzurra .

 

Voto Bucci – Scheda Azzurra

Ricordo altresì le modalità di voto:

SCHEDA AZZURRA (sindaco e consiglio comunale)

  • Votare SOLO il sindaco: contrassegnare il nome con una X;
  • Votare una delle liste collegate al sindaco: barre con una X il simbolo del partito ed esprimere una preferenza oppure due preferenze (di sesso tra loro diverso, pena la nullità della seconda preferenza);
  • Votare una lista non collegata al sindaco votato con le stesse modalità appena espresse al punto precedente sulle preferenze (si esercita il cosiddetto voto disgiunto).

SCHEDA ROSA (consiglio di Municipio)

  • Si può SOLO votare una lista, barrando con una X, ed esprimere una preferenza oppure due preferenze (di sesso tra loro diverso, pena la nullità della seconda preferenza). Non si esprime nessun segno o preferenza per il candidato presidente di Municipio.

#ElezioniGenova2017

FINE DELLA SECONDA PUNTATA (la prossima dopo il primo turno elettorale)

Postato in Ultime news di Simone Femia. No Commenti

Genova 2017: il vento deve cambiare.

La campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative a Genova è iniziata e i principali schieramenti si sono delineati. Genova deve meritare degli amministratori locali per farla ritornare superba e deve cogliere quelle opportunità per tornare a crescere. Se fino a metà degli anni Novanta era la grande industria di Stato, cd parastatale, a renderla ancora vivibile sotto il profilo occupazionale, in questo ultimo decennio Genova è un città nel pieno della crisi, alla ricerca di una nuova identità.

Troppe opportunità sia a livello locale sia a livello nazionale non sono state colte per dare un nuovo volto alla città e lo stesso establishment che ha governato in questi ultimi 10/15 anni la città non ha contribuito in maniera positiva a farla crescere, anzi si è fossilizzato su una visione politica ancorata a schemi industriali non più competitivi senza permettere alla città di migliorare.

Genova deve puntare su nuove sfide.

Mai come in questi ultimi anni, la città sembra aver assunto una vera vocazione turistica. Non ricordo mai tanti turisti da ogni parte d’Europa e del mondo convergere per le strade del centro. Qualche passo avanti è stato fatto da questa ultima amministrazione insieme agli operatori commerciali nel rendere Genova più appetibile sotto il profilo dell’offerta. Altresì a ciò, si deve aggiungere la spinta della nuova giunta di centrodestra alla guida della Regione Liguria: finalmente sembra che la Liguria e Genova abbiano acquisito un nuovo volto sotto il profilo dell’immagine. Veicolare il giusto messaggio ha permesso di fare del turismo uno dei pilastri di questa città, ma non basterà puntare solo sul centro cittadino e si dovrà guardare alle potenzialità che tutta la città offre.

Tra le tante offerte, Genova gode di una cinta muraria e di un sistema di fortificazioni che possono far invidia alla Muraglia cinese e ai castelli della Loira. L’Agenzia del Demonio principalmente possiede queste costruzioni e la nuova amministrazione deve agire perché possa ampliare, in accordo con gli operatori economici, l’offerta turistica fuori dal centro storico. Percorsi dedicati, navette bus e ristorazione tipica possono essere un mix accattivante per godere Genova anche dall’alto, con un panorama che spazia da Nervi a Voltri, tra il Monte di Portofino e Capo Noli, tra la Corsica e l’Appenino ligure.

I giovani possono e devono trovare nel turismo, come guide e accompagnatori, opportunità di lavoro; devono pensare che Genova sia una madre e non una matrigna che li lascia fuggire dopo gli studi superiori ed universitari.

L’industria legata all’high tech deve essere il secondo pilastro della crescita di questa città. Nel cuore del Valpolcevera è ospitato l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e deve essere il volano locale e nazionale della ricerca e della scienza applicata. La prossima amministrazione comunale deve dare tutte le garanzie perché possa crescere e pungolare il governo nazionale perché continui a sostenere ogni progetto di miglioramento.

In collegamento all’IIT, il Polo degli Erzelli, nel Ponente Genovese, deve diventare polo di attrazione di nuove imprese e start up.

Ma perché ciò avvenga bisogna anche che le nuove infrastrutture possano essere costruite e quelle esistenti possano essere potenziate. Premesso che la legalità e la trasparenza nelle procedure di appalto e costruzione delle opere devono essere sempre al centro per garantire strutture solide e tutelare le imprese e l’occupazione, Genova deve avere dei collegamenti rapidi con il Nord Italia e con l’ Europa e il Terzo Valico ferroviario va concluso il più rapidamente possibile. Roma deve essere più facilmente raggiungibile anche con il treno e la scelta della Giunta Regionale di avere introdotto il nuovo collegamento più rapido con il Freccia Argento sembra essere un buon passo per accorciare le distanze e rendere Genova meno lontana.

Bisogna che l’Aeroporto sia collegato con i principali hub nazionali perché sia veramente strategico e competitivo; sia collegato con la città non solo con il bus navetta ma anche con una linea ferroviaria ad hoc, come succede a Roma con il Leonardo Express e a Pisa, per citare alcuni casi.

Gli Appennini liguri non devono chiudere la città in se stessa e la mobilità deve essere al centro della prossima campagna elettorale.

Questi sono solo alcuni temi che vanno affrontati perché il turismo, l’industria high tech e le infrastrutture possano essere i pilastri per rendere Genova città più vicina al mondo, dove vivere e lavorare. Questi accorgimenti possono fare sì che la città si ripopoli, blocchi la sua caduta libera verso una denatalità sempre più impressionante e torni a diventare più accogliente.

E quali sono gli schieramenti in corsa alla guida della città?

La sinistra si presenta divisa, come alle ultime elezioni regionali. Da una parte si presenta il Partito democratico guidato da un candidato sindaco non tesserato come Gianni Crivello e dall’altra quell’area di sinistra guidata dagli ex fuori usciti del Movimento 5 Stelle, da Rifondazione Comunista e da quella miriade di partiti e partitini di sinistra, Verdi guidati dall’ex pentastellato Paolo Putti.

Il Partito Democratico, ex Democratici di Sinistra, ha guidato a lungo questa città e se ora Genova fatica a trovare una nuova identità, ciò è anche dovuto ad una classe politica autoreferenziale che ha preferito agire come si è sempre fatto, invece di affrontare le nuove sfide.

L’altra sinistra è troppo ancorata a pregiudizi ideologici, pronti ad opporsi alle nuove opportunità di crescita che provengono anche dagli investimenti dei privati.

L’area politica che ruota al Movimento 5 Stelle è anch’essa divisa. Le ultime diatribe tra Marika Cassimatis e Luca Pirondini stanno dimostrando l’immaturità e la precarietà del movimento. Se non si è capaci di guidare il processo che porti alla scelta di un unico candidato sindaco, come si può affidare la guida della città?

Queste divisioni possono giovare al centro destra, finalmente unito e che deve credere di vincere questa sfida. L’unità politica e la necessaria capacità di guardare ai bisogni della città, dal centro alle periferie, possono guidare alla vittoria. Il candidato sindaco Marco Bucci, manager, che ha scelto questa sfida, può far tornare Genova superba. Il vento può cambiare anche a livello comunale, bisogna voltare pagina.

Amo Genova e, dopo due anni di lavoro fuori Regione, sono tornare a vivere e a lavorare nella mia città. Vorrei che questo desiderio si realizzasse: Genova torni ad accogliere i suoi giovani fuori dalla propria terra e vedremo chi il prossimo 11 giugno saprà cogliere la sfida.

DIARIO ELETTORALE del 27/04/2017

Il candidato Sindaco Marco Bucci ha fatto un primo tour in Valpolcevera, in particolare ha salutato i Vigili del Fuoco, importante presidio in Vallata, e ha incontrato alcuni negozianti e cittadini tra le strade del quartiere di Bolzaneto. L’ascolto e la presenza sul territorio deve continuare.

 

#ElezioniGenova2017 – FINE DELLA PRIMA PUNTATA

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