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Viaggio in Terra Santa

28 agosto 2010 di Simone Femia

Dopo la bellissima esperienza del Workshop di Lublino con studenti italiani, turchi e polacchi, il pellegrinaggio in Terra Santa organizzato dall’Azione cattolica e dalla Pastorale giovanile si è rivelato un bellissimo momento di fede e di approfondimento della situazione culturale e politica di Israele e della Palestina.

Non è facile capire come mai nella terra definita per eccellenza Santa ci sia tanta violenza e incomprensione tra i popoli che vivono in quei territori. Così sorge spontanea quella domanda di come sia possibile la guerra nei luoghi dove è nato Gesù, dove le tre più importanti religioni monoteistiche del mondo si incontrano: se Dio esistesse, se in quei luoghi Dio si è fatto carne per portare la salvezza e l’amore nel mondo, per condividere la natura umana con le sue sofferenze e le sue fragilità, come è possibile tanto odio?

Durante questi giorni ho compreso che non è possibile schierarsi né con Israele né con la Palestina perché sia negli uni sia negli altri ci sono valide ragioni da sostenere, ma da entrambi le parti manca la volontà o l’incapacità di frenare le frange estreme che sono spesso le cause dei conflitti e che, con controverse dinamiche, infondono odio nei rispettivi popoli contro il proprio vicino.

Ho letto nelle parole delle guide israeliane che ci accompagnavano l’impossibilità di dialogo con la parte palestinese perché Hamas, la frangia estremista palestinese, gioca un ruolo importante nell’autorità palestinese. E come risposta agli attacchi estremisti Israele ha iniziato a costruire il muro di confine che sì ha ridotto notevolmente gli attacchi, ma ha ridotto anche i margini di libertà dei palestinesi onesti che difficilmente, solo dopo lunghi controlli, accedono ad Israele per lavorare.

Alcuni di noi hanno avuto piacere di scambiare qualche chiacchiera con alcune persone che vivono in Terra Santa.

La prima di queste è stata Padre Renato, carmelitano di Alba (CN) da nove anni ad Haifa, città al confine nord di Israele. Dal convento dove abbiamo dormito ci ha mostrato i luoghi dove i missili di Hezbollah (gli estremisti libanesi) nel 2006 hanno colpito la città. Tra questi uno a pochi metri dalla struttura dove abbiamo dormito. Nonostante ciò, Padre Renato ci ha trasmesso speranza perché la scuola, gestita dall’ordine carmelitano ad Haifa, cerca di essere strumento di educazione alla pace e al perdono tra arabi cristiani, musulmani e israeliani.

Il secondo incontro è stato con il Presidente dell’Azione Cattolica di Betlemme, Wahhab Husam, palestinese  cattolico, professore universitario in città. Oltre essere stato un bellissimo incontro con colui che incontrai all’udienza con il Santo Padre il 18 dicembre 2009 e che coordina le attività ricreative ed educative dell’AC locale, ci ha spiegato che a causa delle difficoltà di trovare e creare posti di lavoro, molti giovani arabi cristiani sono costretti a lasciare la città e le donne cristiane sposano uomini musulmani per vivere così si convertono all’Islam. Dunque la popolazione cristiana è diminuita sensibilmente dal 60% degli anni ’60 al 12% attuali. Situazione comune in tutta la Palestina.

L’ultimo incontro è stato con il Vicario Custodiale della Terra Santa, Frate Artemio, spagnolo di origine. Anche il padre ha sottolineato le vicende storiche della Terra Santa, a partire dai bizantini, poi i musulmani, quindi i crociati e infine gli ottomani dove gli uni distruggevano i luoghi santi degli altri. Tuttavia ci furono nel passato alcune personalità (sultani e comandanti) che garantirono quella libertà di culto verso quell’unico Dio che nello stesso luogo veniva venerato in diversi modi. Una libertà di culto oggi negata in molti paesi del mondo dove i cristiani sono perseguitati fisicamente o dove essere cristiani in quanto tali comporta una serie di pregiudizi e un’avversione ideologica.

Infine non poteva mancare la vista del Museo dell’Olocausto, lo Yad Vashem, a Gerusalemme. Il giorno prima di partire alcuni di noi hanno deciso di dedicare parte del tempo libero alla visita del Museo, un’occasione indimenticabile. Non è facile descrivere le emozioni, i brividi, le sensazioni che si provano a visitare questo luogo perché la ricostruzione storica dell’ascesa del nazismo e dell’avvio della persecuzione antisemita sono così ben ricostruiti nel percorso e nei dettagli che ti domandi come sia stato possibile tutto ciò. Quando l’uomo, e nella storia passata e presente gli esempi non mancano, decide che è lui solo fautore del proprio destino, del popolo che guida, che nega la presenza e la paternità di Dio, che nega quei valori universali dell’umanità e la trascendenza dell’uomo, inizia la fine dell’uguaglianza tra gli uomini. Così fece Hitler nel formulare la propria religione che, negando Dio, ha negato la relazione tra Dio-Padre e uomo-figlio e quindi l’uguaglianza e la fratellanza tra uomini, stabilendo solo lui stesso ciò che poteva definirsi uomo e sub-umano.

Torno a casa con la consapevolezza che la pace è un valore sempre più importante, soprattutto per noi europei che la diamo per scontata da molti anni; dobbiamo sempre rinnovare i legami di pace sia nelle nostre famiglie sia con i nostri vicini fino ad allargare il raggio alle persone che incontriamo nel lavoro e nel tempo libero.“Amatevi gli uni gli altri come io ho amato a voi”, queste le parole di Cristo sempre più attuali.

Ritornare in Terra Santa è un dovere perché solo così possiamo cogliere il groviglio socio-politico di quei luoghi e scoprire sempre più quel mistero con cui Dio si è incarnato in mezzo agli uomini per donarci la sua salvezza e la sua misericordia.

Vi lascio un parziale bibliografia da cui attingere alcune informazioni più particolari per riflettere e visitare quei luoghi.

- Giorgio Bernardelli, Terra Santa. Viaggio dove la fede è giovane, Ed AVE

- Romeo Maggioni, Shalom, Elledici.

- Alain Gresh, Israele, Palestina, Einaudi.

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Crisi di mezz’estate.

11 agosto 2010 di Simone Femia

Un estate bollente sotto il punto di vista politico. Una maggioranza di centro destra che sembra non esserci più. Un PDL definitivamente morto, o meglio il suo DNA è cambiato. La fusione a freddo tra FI e AN del 2007 è fallita. E in queste settimane ne cogliamo l’epilogo.

Da destra a sinistra, passando ovviamente per il centro, si rincorrono voci di elezioni anticipate, governi tecnici e nuovi programmi di governo.

Personalismi e accuse reciproche su immobili di proprietà personali o di partito sono rinfacciati dagli uni contro gli altri. La cronaca politica sia nei telegiornali sia nei quotidiani non fa che discutere di quali saranno gli equilibri politici della maggioranza e dell’opposizione, a geometria variabile.

La politica o meglio i politici in questi giorno stanno di fatto discutendo come spartirsi il potere e come governare il Paese nei prossimi mesi. Si critica tanto la vecchia politica democristiana (quando c’erano i vecchi governi balneari, quando ogni sei mesi c’era una crisi di governo e i Presidenti del Consiglio venivano nominati nel giro di poche ore), ma gli storici potranno ben definire la situazione attuale ben peggiore. Nel bene o nel male i vecchi governi a guida democristiana qualcosa decidevano, qua non si sta decidendo nulla.

In queste ore si sta solo pensano di andare alle elezioni in autunno.

Una pazzia!

Il Paese ha bisogno di stabilità in questo momento, economica e politica. Le elezioni sarebbero una debolezza per il Paese e per gli Italiani: per il Paese perché deve poter contare sulla stabilità politica per affrontare le sfide economiche, superare la crisi, rimettere in moto l’economia, creare occupazione, fare, insomma, quelle scelte per rendere migliore il sistema Italia; per gli Italiani perché sono stufi di votare, di vedere una politica rissosa. Gli Italiani chiedono risposte ai loro problemi. Solo il fatto che alle scorse regionali ci sia stato un calo del 10% dei votanti la dice lunga sulla disaffezione verso la politica.

Un nuovo gruppo politico nasce in Parlamento. Futuro e libertà per l’Italia. Mi chiedo quale sia il suo programma politico e di governo. Perché finora non ne ho visti. Perché se le novità di questo nuovo movimento politico sta nel proporre legge su coppie di fatto, modifiche sul ddl su fine vita e modifiche su legge 40, i finiani sono arrivati in ritardo. Abbiamo a sinistra già il PD che propone questi temi. Dove sta la novità?

Passata la calura estiva, possa il fresco autunnale rigenerare le menti della politica italiana con semplici e chiari obiettivi e portare avanti quelle riforme per migliorare il Paese.

In materia di federalismo fiscale si vada avanti nel creare un sistema con maggiore autonomia fiscale per gli enti locali, adottando un sistema di spesa standard che risponda alle esigenze reali del territorio.

Si proceda con la riforma dell’università, premiando il merito, tagliando gli sprechi, ma dando le risorse necessarie per l’ammodernamento e la ricerca.

Si riprenda quel tanto decantato ddl anticorruzione nella PA di cui tanto si parlò prima delle regionali, dopo lo scandalo Balducci, ma che ora, come una meteora, è sparito nello spazio.

Si faccia una nuova legge elettorale perché il cittadino possa scegliere il proprio candidato nella lista che preferisce, scrivendo nome cognome. In questa maniera si responsabilizza il candidato a cercare i voti per le strade, a farsi conoscere e a proporre le sue idea e a farsi valutare dai cittadini. Non è democrazia il fatto che siano i segretari di partito a decidere chi mandare in Parlamento in base alla lista elettorale.

Avrebbe ragione la Lega Nord quando dice di ridurre i parlamentari. L’opinione pubblica ne conosce una ventina, giusto quelli nominati dal tubo catodico, degli altri non se ne conosce storia, idee, ma sono semplici numeri che votano quello che decide il coordinatore di partito.

Ma questo non sarebbe un’Italia che vuole cambiare e migliorare. Che le vacanze estive portino un po’ di ragione nella politica. Le guerre tra leader partitici non ci interessano. Gli Italiani chiedono semplicemente scelte di buon senso. Merce rare di questi tempi.

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Gronda: carotaggi in Valpolcevera

6 agosto 2010 di Simone Femia

Pur avendo sostenuto e ribadito quali siano le condizioni per la costruzione della Gronda di Ponente, mi sorgono sempre dei dubbi su come stia procedendo l’iter per giungere alla definizione del progetto preliminare.

Questa mattina i Comitati No Gronda hanno manifestato nei pressi della METRO di Bolzaneto contro i carotaggi che Autostrade sta effettuando per valutare la consistenza del terreno. Mi auguro che tali analisi possano avere tutte le autorizzazioni in merito perché, qualora avvengano in terreni privati, i proprietari siano consapevoli di queste operazioni.

La trasparenza e la pubblicità del metodo delineano la serietà dell’impresa e dell’opera stessa.

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L’On. Volontè su Ru486

6 agosto 2010 di Simone Femia

Questa mattina su Il Giornale, Ed. Genova, c’è un articolo in cui l’onorevole Luca Volontè ribadisce che i valori della vita, della tutela della donna siano alla base dell’agire politico di un partito quale l’Unione di Centro. L’ex capogruppo alla Camera dell’UDC sottolinea un infortunio politico l’appoggio che l’UDC ligure abbia dato, insieme alla sinistra estrema, contro l’idea di informare le donne sui rischi che incorrono nell’assumere la RU486.

Consapevole che il dibattito sull’uso della RU486 è molto ampio, mi permetto di ribadire che esistono oggettivi rischi per la donna con la pillola RU486. La letteratura medica come Italian Journal of Gynaecology & Obstetrics e il New England Journal of Medicine hanno evidenziato i pericoli di questo farmaco.

Qua sotto l’articolo pubblicato questa mattina

Il Giornale Ed. Genova 6.08.2010

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RU486: la Regione informi le donne sui rischi

2 agosto 2010 di Simone Femia

Riporto il comunicato stampa del MPV genovese a seguito della bocciatura della mozione, presentata dalla minoranza della Regione, sui rischi a cui la donna può incorrere a seguito dell’assunzione della RU486, la pillola abortiva.

Qua l’articolo de Il Giornale – Ed. Genova 31.07.2010

Il MPV chiede alla Regione che continui il dibattito per una maggiore conoscenza da parte della donna dei rischi conseguenti alla somministrazione della pillola abortiva RU486.

A lanciare l’appello è il Movimento per la Vita di Genova che auspica un impegno da parte della Regione e di tutte le istituzioni competenti affinchè, nell’interesse della tutela della salute della donna, vengano forniti tutti gli strumenti per un uso consapevole della pillola, diffondendo tutte le informazioni sui rischi connessi all’assunzione della RU486, adottando nel contempo iniziative per far si che l’aborto non sia ridotto a un fatto privato.

Richiamando l’art. 5 della Convenzione di Oviedo del 1997* che afferma : “Un intervento in campo sanitario può essere compiuto solo dopo che la persona interessata vi abbia dato un consenso libero e informato. A tale persona saranno fornite in anticipo informazioni appropriate relativamente alla finalità e alla natura dell’intervento, come anche sulle sue conseguenze e sui suoi rischi. La persona interessata potrà liberamente ritirare il consenso in qualsiasi momento” dobbiamo sottolineare come ad oggi manchi un’informazione adeguata, e si debba fare attenzione a non minimizzare la pericolosità della RU486 i cui effetti collaterali ai più non sono conosciuti.

Il dibattito appena iniziato in Consiglio Regionale, con la bocciatura della mozione della minoranza, si spera non sia già finito. L’auspicio è che ci sia la volontà di superare le barriere che contrappongono maggioranza e opposizione per elaborare dei supporti esplicativi di tutti rischi della pillola (anche del rischio di morte della donna) rispettando la Convenzione di Oviedo.

Fermo restando che prima di tutto le istituzioni, ai sensi dell’art. 1 della legge 194/78, dovrebbero tutelare la vita della donna e del bimbo che portano in grembo, garantendo il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconoscendo il valore sociale della maternità e tutelando la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, devono promuovere e sviluppare i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

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* “per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano con riguardo all’applicazione della biologia e della medicina” che l’Italia ha ratificato e resa esecutiva con legge 145/2001

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