Un’altra tragica alluvione

4 novembre 2011 di Simone Femia

Ad un anno e un mese esatto dall’ultima alluvione che ha colpito la delegazione di Sestri Ponente e la Media-Bassa Valpolcevera a Genova, ora a pagarne il prezzo dell’intensa pioggia caduta oggi è la Bassa Val Bisagno con Quezzi, San Fruttuoso e Marassi fino alla Foce. Una delle principali e tragiche differenze è che rispetto ad allora i morti sono finora 7 e si spera che non aumentino.

Il fatto che mi lascia un senso di rabbia interiore è che il recentissimo passato non ha insegnato nulla sulla nostra città. Ricordo solo la schietta discussione in Consiglio municipale dello scorso autunno a proposito della nostra zona.

Le cause che hanno portato alla morte, agli allagamenti e alla distruzione di ciò che le acque hanno trovato nel loro percorso, sono classificabili in due ambiti: quelle della natura e quelle dell’uomo.

Innanzitutto non nego che qualcosa sotto il profilo meteorologico sia cambiato, almeno in questo autunno: se parliamo con i nostri nonni non ci sono più quelle piogge moderate e continue che caratterizzavano il periodo autunnale. In Liguria non piove in maniera seria da settembre a parte qualche breve temporale e le recenti piogge torrenziali nel Levante ligure. Stupisce poi questo caldo di novembre di cui pensiamo di goderne beatamente e che invece dovrebbe preoccuparci come giusto quello che notavo ieri sera tornando a casa (stile tropicale).

Poi spaventa da una parte quanta acqua può cadere in così poco tempo (le cd “bombe d’acqua”) e dall’altra fa pensare invece cosa abbiamo fatto finora (poco) per pervenire quanto è successo.

Perché, in secondo luogo, anche il fattore umano fa la sua parte. La zona lungo il torrente Ferreggiano, che giace sotto l’omonima via (!) e che già nella primavera del 2010, alla vigilia delle elezioni regionali, fu oggetto di attenzione per la demolizione di alcuni edifici e la messa in sicurezza della zona, ha dimostrato che non è stato fatto a sufficienza per prevenire quanto è accaduto.

Dunque sono da verificare le responsabilità di cosa non ha funzionato nella zona e capire cosa a monte del torrente ha causato questa tragedia perché poi è anche da qui che nasce il tutto: se non tuteli a monte i versanti, con la conservazione del territorio, a partire dai terrazzamenti e dai boschi, basta una frana che devii il corso dell’acqua e ed ecco la tragedia. La natura si riprende ciò che gli è stato tolto e rioccupa gli spazi che aveva ed è inevitabile che se cementifichi ovunque e tappi i ruscelli che c’erano, questi, se ingrossati, si trovano altre vie dove sfogarsi. Perchè non è la natura impazzita, ma è l’uomo “ingordo” di territorio.

Si guardi al torrente Bisagno. Dalla stazione Brignole fino alla sua foce è coperto: ecco che se c’è troppa acqua e il letto si riduce, da qualche parte deve scaricarsi. Così si crea la “piscina” di Brignole e le “piccole” vasche date dai sottopassaggi, uno spettacolo indecente.

Allora, su quale ruolo gioca il fattore umano in tutto ciò, la risposta, all’interno di un amministrazione comunale, sta nel il Piano Urbanistico Comunale (P.U.C.), giusto oggetto di discussione in questo ciclo amministrativo; in questa sede bisogna verificare, modificare e abbattere ciò che ostacola il regolare deflusso delle acque.

E’ chiaro tanto ai politici quanto ai tecnici della pericolosità della Bassa Val Bisagno. Ma mancano le decisioni.

A tal proposito la Giunta, il Consiglio Comunale e i Municipi si assumano le responsabilità di fare quello che serve. Perché non abbattere i palazzi che ostacolano il corso del torrente Ferreggiano e dedicare parte dell’area del ex Mercato Ortofrutticolo di Corso Sardegna, che è in fase di nuova destinazione alla costruzione di residenze in cui possano trasferirsi persone che vivono negli edifici abbattuti?

Non vorrei trovarmi ancora qualche palazzo che ostacoli un torrente come l’edificio in Via Giotto a Sestri che è ancora lì perché il Comune e la Regione non sono ancora intervenuti nella demolizione e nel dare una valida alternativa a quei cittadini, nonostante ci siano le risorse.

Se tuttavia si facesse più prevenzione (ad esempio pulendo i torrenti e rivi che giusto in questi mesi passati erano belli asciutti) e le risorse fossero gestite in maniera più attenta con il taglio al superfluo, come qualche Notte Bianca e consulenza in meno, forse avremmo più mezzi per intervenire. Sarà certamente demagogia, ma è questo il punto: le risorse e la necessità di fare delle scelte anche impopolari, ma che nel medio e lungo periodo possano ripagare la salute di tutti i cittadini.

A nessuno fa piacere vedere gente portata via dalle acque delle strade in piena, ma nulla accade per caso. Le immagini viste alla TV e su interne non dovrebbero suscitare paura, ma solo indignazione perché quando tornerà la serenità sarà il tempo del calcolo delle vittime, dei danni, ma soprattutto di chi ha delle responsabilità in tutto. Tra queste quella di aver tenuto le scuole aperte, nonostante l’allerta fosse chiara. Tutto ciò a tempo debito.

Ora, in questo frangente di dolore e profonda amarezza di chi ha perso qualcuno o qualcosa, è solo il momento di rimboccarsi le maniche e ringraziare chi, per lavoro e per dovere morale, sta aiutando le persone delle zone colpite.

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JMJ Madrid 2011

4 settembre 2011 di Simone Femia

“Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (Col 2,7). Questo è stato il riferimento della 26ͣ giornata mondiale della gioventù che si è tenuta a Madrid in Spagna dal 16 al 21 agosto.

Mi permetto di sfruttare il sito politico per un articolo sulla GMG che si é conclusa 2 settimane fa.

Secondo il quotidiano spagnolo ABC erano circa 2 milioni i giovani presenti dai 193 paesi del mondo giunti a Cuatros Vientos, presso l’aeroporto militare dove il santo Padre Benedetto XVI ha celebrato la messa conclusiva delle 5 giornate. Dall’Italia erano presenti più di 90000 giovani (di cui circa 2000 liguri) secondi solo dopo la presenza degli Spagnoli.

Gli “indignados” spagnoli hanno protestato contro la GMG e la venuta del Papa, da una parte perché reputavano che i pellegrini viaggiassero mangiassero gratis, non considerando che ciascuno ha pagato una certa cifra, variabile in base ai giorni di soggiorno, per sostenere le spese, dall’altra l’apparato si sicurezza è stato dovuto spiegare per garantire la mobilità di un Capo di Stato e gli spostamenti in sicurezza delle migliaia di pellegrini che con la loro presenza hanno riempito e fatto vivere la città, anche sotto il profilo economico. Nonostante ciò, comunque sono state giornate di festa e di riscoperta della fede per i tanti giovani che, ben prima delle 5 giornate ufficiali, avevano già invaso la capitale spagnola, tra Plaza Mayor e il Parque del Retiro, un’invasione pacifica di tanti giovani che hanno potuto non solo visitare la città, ma scoprire anche il sorriso della maggior parte dei madrileni che hanno accolto i pellegrini.

La maggior parte dei giovani liguri sono giunti a Madrid con i pullman organizzati dalle diverse pastorali diocesane e altri gruppetti sono giunti in aereo da Genova. L’alloggio per tutti è stato il Palazzetto dello sport di Pinto, cittadina a sud di Madrid, dove presso la chiesa parrocchiale si è svolta anche una delle tre catechesi. Una di queste è stata tenuta dal Vescovo di Chiavari, Mons. Alberto Tanasini.

In particolare è stata la chiesa parrocchiale di San Juan de la Cruz, nel centro di Madrid, vicino a Casa Italia, sede della Pastorale giovanile della CEI, ad ospitare la catechesi del cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della CEI e Arcivescovo di Genova. Sua Eminenza ci ha richiamato all’unicità della persona umana e all’anelito di trascendenza che ciascun uomo possiede oltre la sua corporeità, ricordandoci l’inclinazione che ha ciascun uomo di guardare a se stesso con egoismo, pensando di trovare in sé la verità e ogni risposta su di sè, è una tentazione ricorrente soprattutto al giorno d’oggi dove con il secolarismo da una parte e con il consumismo dall’altra si vuole negare la presenza di Dio nel mondo, trasformando il nostro vivere in uno sfrenato consumo di beni senza più guardare alle persone che ci circondano e al nostro bene.

Questi spunti sono stati vissuti pienamente con l’arrivo del Papa a Madrid il 18 agosto che con il primo incontro ufficiale con i giovani a presso Plaza de Cibeles ci ha invitati ad “essere poveri di spirito, affamati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, amanti della pace” senza disperderci “per altri sentieri, come quello dei nostri impulsi ciechi ed egoisti, quello delle proposte che lusingano, ma che sono interessate, ingannevoli e volubili, lasciano il vuoto e la frustrazione dietro di sé”. Venerdì 19 agosto poi c’è stata la Via Crucis che ha interessato tutto il Paseo del Prado dove la croce della GMG è stata portata dai giovani provenienti da tutto il mondo, in particolare dai giovani dell’Iraq, del Ruanda, del Burundi, di Haiti e del Giappone, ricordandoci che Gesù si è fatto uomo per condividere le miserie e i dolori dell’umanità.

Vorrei però qua riprendere le parole rivolte dal Santo Padre ai giornalisti sul volo verso Madrid. In particolare Benedetto XVI ha ricordato come “l’economia non funziona solo con un’autoregolamentazione di mercato, ma ha bisogno di una ragione etica per funzionare per l’uomo…l’uomo dev’essere il centro dell’economia e che l’economia non è da misurare secondo il massimo del profitto, ma secondo il bene di tutti, include responsabilità per l’altro e funziona veramente bene solo se funziona in modo umano, nel rispetto dell’altro”. Queste sono parole che oggi risuonano profetiche e che già erano state anticipate dall’Enciclica “Caritas in veritate”. E’ evidente che siamo in piena crisi mondiale e l’economia sembra aver perso le ragioni del suo agire. L’economia finanziaria sta sostituendo quella reale (quella dei beni prodotti), i bilanci nazionali, in particolare quelli europei, vanno salvaguardati per assicurare i mercati internazionali ed evitare le speculazioni. Si pensa più a trovare soluzioni perché lo spread tra BPT italiani e BUND tedeschi sia più basso possibile, invece di rilanciare ala produttività del nostro Paese; si pensa ad evitare operazioni speculative come lo short selling, le vendite allo scoperto invece di ridurre la disoccupazione. E’ vero che vanno affrontati questi due problemi, ma è anche vero che ora in Italia vanno prese misure strutturali dove non basta varare una manovra da 45, 5 miliardi se poi questa non pone le basi per un rilancio economico di medio e lungo periodo.

L’altro discorso che reputo che possa essere letto anche dai non credenti si riferisce all’incontro con giovani docenti universitari nella Basilica di San Lorenzo de El Escorial il 19 agosto 2011. E’ legato in maniera stretta alla visione del mondo, al compito dell’educazione e a quale scopo finalizziamo le nostre scelte, non solo economiche, ma anche di ricerca di sé e di attenzione al prossimo. Ed ecco allora che il professore, teologo Joseph Raztinger ci ricorda che oggi “si ritiene che la missione di un professore universitario sia oggi esclusivamente quella di formare dei professionisti competenti ed efficaci che possano soddisfare la domanda del mercato in ogni momento preciso. Si afferma pure che l’unica cosa che si deve privilegiare nella congiuntura presente sia la pura capacità tecnica”, ma che “quando la sola utilità e il pragmatismo immediato si ergono a criterio principale dell’educazione, le perdite possono essere drammatiche: dagli abusi di una scienza senza limiti, ben oltre se stessa, fino al totalitarismo politico che si ravviva facilmente quando si elimina qualsiasi riferimento superiore al semplice calcolo di potere. Allora l’idea genuina di università è precisamente quello che ci preserva da tale visione riduzionista e distorta dell’umano…l’università è stata ed è tuttora chiamata ad essere sempre la casa dove si cerca la verità propria della persona umana. Per tale ragione non a caso fu la Chiesa ad aver promosso l’istituzione universitaria (mi viene in mente La Sapienza di Roma e i suoi recenti trascorsi), quale istituzione perché l’uomo si mettesse in cammino nella ricerca della Verità che nella fede di un credente cattolica si pone in Cristo, come del Logos mediante il quale tutto è stato fatto (cfr Gv 1,3), ma che un non credente può ricercare, certo che ad Essa, alla Verità, può tendere. Il Papa infatti aggiunge che la stessa verità è sempre più alta dei nostri traguardi. Possiamo cercarla ed avvicinarci ad essa, però non possiamo possederla totalmente, o meglio è essa che ci possiede e che ci motiva e che l’umiltà è una virtù indispensabile, che ci protegge dalla vanità che chiude l’accesso alla verità perché non dobbiamo attirare gli studenti a noi stessi, bensì indirizzarli verso quella verità che tutti cerchiamo.

Mi paiono riflessioni forti per ripensare noi stessi, le nostre scelte a scoprire cosa muove il nostro agire perché la ricerca della verità, il discernimento tra il bene e il male, l’attenzione rivolta all’uomo, soprattutto nel momento della sua debolezza possono essere terreno comune della riflessione tra laici credenti e non credenti ed evitare che il particolarismo e l’individualismo predominino e avanzi una comunità fatta di monadi isolate.

Infine gli ultimi due giorni sono stati vissuti a Cuatros Vientos, l’aeroporto militare, dove durante la giornata di sabato sono accorsi le migliaia di giovani che hanno preso posto nei vari settori. Il caldo secco ha dominato per l’intero pomeriggio, ma la frescura degli estintori dei bomberos (pompieri) e l’intervento delle ambulanze hanno permesso di superare qualsiasi inconveniente. L’area poi era circondata da 8 cappelle in cui era possibile accostarsi al Sacramento della Riconciliazione e trascorrere un po’ di tempo in adorazione eucaristica. In serata durante la veglia è giunta la pioggia accompagnata da un forte vento, ma la resistenza dei tanti giovani, dei sacerdoti e delle suore, nonché la Provvidenza hanno spazzato via ogni nuvola e l’Adorazione Eucaristia guidata dal Santo Padre si è svolta in un clima sereno e nel silenzio dei tanti giovani assorti nella preghiera.

Domenica, ultima giornata, si è svolta la messa conclusiva dove Benedetto XVI ci ha ricordato che Gesù non è uno dei tanti personaggi religiosi, ma il Figlio di Dio, fatto uomo, con il quale possiamo rafforzare la nostra fede secondo una crescita graduale che ha visto caratterizzare lo stesso Pietro. Egli infatti si è abbandonato fiducioso a Gesù e con lui è nata la Chiesa, quale comunità in cui crescere reciprocamente nella fede e punto di partenza per essere testimoni e portare la salvezza nel mondo.

Proprio su questo invito il Papa ha lanciato il prossimo appuntamento della GMG a Rio de Janeiro in Brasile dal 23 al 28 luglio 2013 perché possiamo andare e fare discepoli tutti i popoli (Mt 28,19).

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Ringhiera in Via Geminiano

5 agosto 2011 di Simone Femia

Dalle piccole cose si vede se un’amministrazione funziona.

E’ ormai più di un anno che la ringhiera all’altezza del civico 15 in Via Geminiano non è più agganciata in sicurezza, creando non poche difficoltà ai pedoni che passano a piedi e che sono costretti a stare vicini alla ringhiera, soprattutto quando passa il bus di linea AMT 275.

Il Presidente del Municipio V Valpolcevera con una risposta del 18 maggio 2011, a seguito di una mia interrogazione scritta, aveva constatato la necessità di intervento, ma a causa del limitato importo dei fondi regionali, i cosiddetti POR, non si era potuto intervenire prima, mettendo tale intervento a calendario nel Piano straordinario 2011 (capitolo muri).

 

Ora anche la signora Sindaco, Marta Vincenzi, rispondendo alla mia sollecitazione inviata a PRIMOCANALE, afferma che “L’intervento richiesto è più complesso e prevede il rifacimento del muro di sostegno della ringhiera stessa, sul rio Geminiano. L’opera è stata inserita nel  prossimo programma, concordato con l’assessore Ottonello, e considerato tra le priorità, trattandosi dell’unico collegamento tra Bolzaneto e la realtà di Geminiano”, vorremo che dalle parole si passasse ai fatti, prendendo comunque atto positivamente dell’attenzione prestata in merito alla criticità da parte del Municipio e del Comune.

Tuttavia, considerato che nella primavera 2012 si terranno le elezioni amministrative, vorremmo che la Civica Amministrazione trovasse i soldi prima di quella data e desse il via libera, attraverso ASTER, ai lavori non solo del ripristino della ringhiera, ma anche del muro di sostegno della strada, unica via di accesso da Genova per Geminiano (l’altra via di accesso è da Casanova, Sant’Olcese). Se si dovessero creare le condizioni di restringimento temporaneo della strada per il ripristino completo del tratto, sono certo che un minibus sarebbe ben accetto dalla realtà di Geminiano, accompagnato dalla celerità dell’intervento e ben prima delle piogge autunnali.

www.primocanale.it/network/il-sindaco-risponde/?id=276

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Mercato generale ortofrutta a Bolzaneto

22 luglio 2011 di Simone Femia

Questa mattina c’è stata una visita al mercato ortofrutticolo di Genova Bolzaneto per un sopralluogo sulla gestione e la viabilità circostante al mercato. A seguito di un’interpellanza presentata dal sottoscritto e dal consigliere Maisto, la Commisione 2^ si è recata a visitare il mercato, ormai attivo da più di un anno e mezzo.

La visita si è concentrata in particolare sulla viabilità esterna, attinente al mercato. Ad oggi c’è un unico ingresso accessibile da via Sardorella dove, uscendo la segnaletica obbliga a salire la rampa, scegliendo di dirigersi di andare verso l’autostrada o verso Pontedecimo, consentendo il rientro verso Bolzaneto e zone limitrofe solo prendendo la rampa e girando all’altezza dell’Ipercoop, portandosi poi in Via N.S della Guardia. Un giro lungo e poco pratico.

Oggi, alla presenza del Vice direttore del mercato, Dott. Testini, la Commissione ha fatto un sopralluogo per proporre e valutare la fattibilità di aprire un secondo varco all’altezza della rotonda autostradale, dove è presente la locomotiva per consentire l’uscita dei mezzi e dei pedoni, gli uni per ritornare a Bolzaneto e dintorni, gli altri per giungere alla fermata AMT con più facilità e senza pericolosi attraversamenti.

Nel contempo in prossimità del lato Sud, all’altezza della rotonda autostradale, è presenta l’area comunale dove c’era il centro sociale Inmensa. Quest’area oggi oggetto di evidente degrado, per la presenza di carcasse di veicoli, moto, copertoni, galline (!) e quant’altro, potrebbe essere ripristina dal Comune per un miglioramento della delegazione.

Tra le ipotesi quella di trasferire la caserma dei vigili del fuoco, in Via Pastorino, permettendo ai pompieri di continuare ad essere centrali rispetto al Municipio e di avere un più rapido accesso all’autostrada in caso di emergenze. Questa operazione tuttavia richiederebbe l’accordo del ministero dell’Interno. L’area liberata a Bolzaneto potrebbe essere usata per il ritorno della Polizia Municipale, presente nell’area mercato, ad oggi meno accessibile alla cittadinanza di Bolzaneto e non solo. Il possibile ritorno della Polizia Municipale sarebbe anche l’occasione del ripristino non solo della caserma, ma anche della zona mercato rionale adiacente dove è necessario un ripristino e un rilancio dei suoi spazi. L’altra ipotesi per l’area dell’ex centro sociale Inmensa potrebbe essere quella dell’allargamento del mercato stesso.

Queste sono solo ipotesi, da discutere, vagliare con tutti i soggetti che sono stati sopra richiamati, soprattutto in questi mesi in cui è in discussione il Piano Urbanistico Comunale (PUC), occasione per il Municipio di rilancio della vallata.

Certamente sarà importante che, al rientro dalle vacanze estive, il Municipio insieme ai responsabili del mercato generale dell’ortofrutta e alla giunta comunale lavorasse per lo studio di fattibilità di un secondo accesso in uscita e affrontare le tematiche che sono emerse.

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AMT. Orario estivo

22 giugno 2011 di Simone Femia

AMT Genova ha aperto la sua campagna estiva con gli slogan “Questo autobus è tuo”, “Il trasporto pubblico è bene comune”. Mi sembra una campagna pubblicitaria in disaccordo con quanto sta accadendo con il nuovo orario estivo, dove i tagli sono stati evidenti. Penso, in particolare, alla Valpolcevera dove la linea 8, da Bolzaneto a Sampierdarena, esiste solo nelle ore di punta e non si conoscono gli orari. Basta andare su internet e scaricare l’orario completo oppure telefonare al servizio clienti e scoprire che non ci sono le partenze delle corse sussidiarie; sarebbe stato utile conoscere le partenze soprattutto per chi abita vicino ai capolinea così da evitare di attendere sotto il sole un bus che non passa. Poi la linea 7, nel resto della giornata, è insufficiente a trasportare da Rivarolo a Pontedecimo gli utenti, che, costretti a salire sui bus come delle sardine, in questi giorni hanno sfogato la propria protesta contro gli autisti e i controllori, i primi lavoratori dell’azienda con cui si rapportano i cittadini e non responsabili delle scelte dei vertici.

Una parziale soluzione sarebbe potenziare la frequenza della la linea 7 oppure mettere mezzi da 18 metri, consapevoli che bisogna intervenire al più presto per allargare il tratto di Via Brin e garantire il transito sul resto della tratta fino a Pontedecimo, ben prima dell’inizio delle scuole a settembre. Un’altra alternativa potrebbe essere la circolarità della linea 7 tra Brin e Pontedecimo, affiancata dalla circolarità dell’8 barrato (Via Avio – Rivarolo) al fine di evitare la sovrapposizione delle linee, ma garantendo contestualmente la frequenza.

I cittadini scendono in piazza per manifestare un disagio evidente contro questa razionalizzazione delle linee che si è trasformata in tagli che hanno aggravato il trasporto pubblico. L’incontro dell’azienda con i Municipi è stato positivo perché ha visto fare una marcia indietro dell’azienda sui tagli alle linee collinari ma forse non è stato sufficiente per un’approfondita riflessione con i cittadini e le loro proposte.

Al momento non so come possa pensare mio un bus su cui non posso salire o dove l’attesa alla fermata è diventata interminabile. Basta partire da un capolinea e vedere lungo un percorso quante persone sono in attesa. In queste condizioni non si può pensare di incentivare l’uso del trasporto pubblico e attrarre nuovi utenti perché facilmente questi finiranno per usare i propri mezzi.

Si teme che l’ingresso dei privati nei servizi pubblici possa portare l’aumento delle tariffe, ma, in AMT, è stata la gestione, con la maggioranza pubblica del Comune, a portare l’aumento del biglietto e degli abbonamenti, anche a scapito dei disabili i quali oltre i 10000 euro di ISEE pagano come se fossero utenti i cui disagi sono spariti. Poi si sarebbero potute prevedere tariffe differenziate in base alla dichiarazione ISEE, anche oltre i 10000 euro, tenendo conto degli abbonamenti per gli studenti, le famiglie numerose e i pensionati.

Certamente la situazione di AMT Genova ha subito il taglio che è stato imposto dal Governo con la manovra Tremonti, tuttavia anche se arrivassero una parte dei 400 milioni di euro, stanziati in cambio del via libera del federalismo regionale il 24 marzo 2011, non penso che siano risolutivi per sanare il deficit dell’azienda.

AMT va ripensata completamente e speriamo che la dirigenza con l’accordo dei sindacati e delle associazione dei consumatori trovi le soluzioni ai problemi che sono emersi in tutta la città in questo inizio d’estate perché oggi il trasporto pubblico non è né efficiente veloce economico.

Il Giornale ed. Genova 22.06.2011

Il Secolo XIX 29.06.2011

Intervento a Radio Babboleo News il 21.06.2011

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